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L’eterno ritorno di un amore impossibile

L’eterno ritorno di un amore impossibile

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Il primo amore non si scorda mai, soprattutto se si trasforma in un tormento che prende a morsi invisibili un’intera giovinezza. Più che una diagnosi narrativa, è una lunga elegia che scheggia le risonanze sentimentali di un rapporto impossibile da prolungare nel tempo, quella che mette casa nel nuovo lavoro della regista e sceneggiatrice francese Mia Hansen-Løve, ultimo capitolo di una trilogia ideale dedicata al mondo dell’adolescenza.

S’intitola Un amour de jeunesse ed è un film che scivola lungo l’imbuto degli anni, pedinando le inquietudini sentimentali della giovane Camilla, catturata ancora quindicenne dalla passione per Sullivan, ragazzo di poco più grande di lei ma attraversato dal desiderio di fuggire per viaggi e altre avventure esistenziali.

Parte così, in un contesto ingrigito da ambienti familiari senza tracce di felicità, il percorso a singhiozzo di una storia d’amore che alterna lunghi black-out di interruzione a dinamiche da eterno ritorno.

In mezzo, gli indizi di un faticoso e muto adeguamento alla realtà, portati da una rarefazione narrativa che dissemina tentativi di suicidi, perseveranze, studi d’architettura, solitudini, aperture verso nuovi rapporti e continue ricadute all’indietro.

Così, mentre i foglietti dei calendari strappati, le intestazioni delle lettere ricevute e i cambi di stagione scandiscono visivamente gli effetti del tempo che passa, le immagini tornano ciclicamente a transitare negli stessi luoghi come per una sorta di ripetizione differente.

Là dove l’irriducibilità delle contraddizioni finisce per sigillare un ritratto dell’adolescenza in cui è possibile trovare un equilibrio solo accettando tutti i disequilibri che ci stanno attorno.

Lorenzo Buccella
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