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King of New York: il noir secondo Abel Ferrara

King of New York: il noir secondo Abel Ferrara

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Tra i cineasti emersi a cavallo fra la fine degli anni Settanta e il decennio successivo, Abel Ferrara si è imposto come una delle personalità registiche più originali. In un momento in cui la restaurazione degli studio hollywoodiani provoca un drastico ridimensionamento della figura del regista, muovendosi fra i generi cosiddetti bassi (la famigerata exploitation), Ferrara si afferma con film di bruciante urgenza come Driller Killer e L’angelo della vendetta. Michael Mann lo convoca alla corte di Miami Vice prima e di Crime Story poi. Identificato ed esaltato come un cineasta di genere, il regista, invece, inizia progressivamente ad allontanarsi dal cinema hollywoodiano.

La potenza plastica dei suoi film, soprattutto quelli realizzati in coppia con il direttore della fotografia Bojan Bazelli, lascia il posto a un cinema crudo, brusco, franto. Progressivamente Ferrara amplia i margini del lavoro con gli attori secondo la lezione di John Cassavetes (e Nicholas Ray) e mette a punto un (non)metodo nel quale il set è organizzato come una jam session e il montaggio diventa il luogo nevralgico dove il film viene alla luce esaltando l’energia delle performance degli attori.

Questa svolta, cruciale per comprendere l’importanza del lavoro del regista, non è stata compresa subito in tutto il suo valore ma è proprio questo processo che conduce alla messinscena a Roma di Tiny Alice, il dramma di Edward Albee nel quale riverberano tutte le domande riguardanti la fede e la salvazione che attraversano il cinema di Abel Ferrara. Cinema sempre in prima persona, realizzato con schietta brutalità emotiva e una profonda e inequivocabile potenza cinematografica.

King of New York, in questo senso, è l’apogeo del cinema del primo Ferrara, il film in grado di indicare i futuri sviluppi della poetica ferrariana. Prodotto da Augusto Caminito, è un sontuoso poema notturno sulla caduta dalla Grazia e la disperata ricerca di redenzione impreziosito dalle luci di Bojan Bazelli. Il cinema noir raramente è stato più luminoso.

Giona A. Nazzaro
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