News from the Locarno Festival
 

La società dei cavalli

La società dei cavalli

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Patricia Mazuy è una regista rara, preziosa, energica. I suoi film si fanno attendere ma non deludono mai. Il suo Travolta et moi, realizzato nell’ambito dell’eccellente antologia televisiva «Tous les garçons et les filles de leur âge…» e presentato al Festival del film Locarno nel 1993, era una specie di capolavoro convulso sullo stato adolescenziale e di ribellione, uno dei migliori film francesi degli anni Novanta.

Dopo Saint-Cyr,ambizioso film in costume con Isabelle Huppert uscito nel 2000, la regista torna sugli schermi con il formidabile Sport de filles, presentato in prima mondiale stasera in Piazza Grande. Il film coniuga ciò che Mazuy ama e conosce sopra ogni cosa: il cinema e i cavalli. Gracieuse (Marina Hands) è una ragazza ribelle, figlia di contadini, cavallerizza senza cavallo. La giovane addestra i cavalli degli altri ma non ha i soldi per possederne uno. Trova un lavoro nella prestigiosa tenuta della ricca Joséphine de Silène (Josiane Balasko).

Qui incontra Franz Mann (Bruno Ganz), leggendario addestratore tedesco alle dipendenze dell’ex amante Joséphine. Tra il vecchio e la ragazza, che si sentono entrambi indomiti e sfruttati al tempo stesso, nasce una strana relazione incentrata sulla passione equestre.Film sull’amore per i cavalli e sull’arte del dressage, Sport de filles possiede una dimensione documentaria che ci introduce in un mondo poco conosciuto ai più, fatto di codici e di gesti precisi, in cui regnano devozione, lavoro e disciplina.

Ma la pellicola è anche un’allegoria della lotta di classe e del capitalismo (il denaro governa ogni cosa, e i cavalli diventato merce di scambio), nonché dei rapporti uomo donna, ugualmente regolati da riti di sottomissione, di potere e di osservazione…

Olivier Père
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