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Quando la graphic novel diventa film

Quando la graphic novel diventa film

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Dal punto di vista cinematografico, gli anni Zero del XXI secolo sono stati indubbiamente caratterizzati dal crescente interesse di produttori e registi verso il mondo delle graphic novel, ovvero quella forma di fumetto che presenta una storia autoconclusiva ed è diretto al mercato librario e non alle edicole. Un medium che si distingue ulteriormente da quello dei 'comics' a uscita seriale (i vari Uomo Ragno, Superman, Dylan Dog,...) poiché rivolto a un pubblico più adulto. Il fumetto, quindi, elevato al livello di matura opera letteraria con tutto ciò che ne consegue a livello di produzione, target e profitto mentre dal punto di vista cinematografico la trasposizione è incoraggiata dagli incassi ottenuti dai 'fratellini' Spider Man, X-Men, Hulk e compagnia varia. Cowboys & Aliens - questa sera in Piazza Grande - non è altro che uno dei tanti esponenti nati da questa tendenza che merita un’approfondita riflessione.

La connessione più ovvia tra graphic novel e film tocca il cinema d'animazione: Akira (1988) di Katsuhiro Ōtomo tratto dal suo omonimo manga e Persepolis (2007) di Marjane Satrapi – anch'esso ispirato alla propria opera cartacea – sono solo due esempi tra i più celebri. Si tratta però di una minoranza. Generalmente, l'equazione si traduce in un lungometraggio con attori in carne e ossa, ma vi sono diversi casi in cui le graphic novel non offrono semplicemente la trama o il tratteggio dei personaggi protagonisti; molto spesso, si rivelano essere storyboard estremamente accurati dai quali carpire suggerimenti per quanto riguarda fotografia, sceneggiatura e inquadrature.

Il legame tra i due media, insomma, si fa radicale, spesso con una riproduzione pressoché fedele della pagina stampata su schermo. Si pensi alle atmosfere fumé di Road to Perdition (2002) diretto da Sam Mendes e tratto dall'opera in bianco e nero di Max Allan Collins, a molte scene riprese parola per parola (e immagine per immagine) dal 300 di Frank Miller da parte di Zack Snyder nel suo omonimo film (2007) o al largo uso del chroma key per tramutare in film la città del peccato (Sin City) dello stesso fumettista statunitense, nel 2005. Soprattutto nei primi anni, insomma, è emersa una forte interazione tra i due generi che sembrava privilegiare le ambientazioni epiche o poliziesche (in quest'ultimo caso sull'onda del cinema noir degli anni '40 e '50).

Nel corso dell'ultimo lustro, tuttavia, le graphic novel hanno influenzato diversi altri generi, pur non seguendo più in maniera così pedissequa i tratti delle opere cartacee. In primis, in linea con le preferenze del pubblico di massa, i film d'azione: tra i vari esponenti RED (2010) ispirato ai tre albi realizzati da Warren Ellis e Cully Hamner, Wanted (2008) tratto dall'omonima opera di Mark Millar il quale è pure autore di Kick Ass che ha dato vita al film diretto da Matthew Vaughn (2010).

Inoltre, in virtù della crescente età media dei lettori di fumetti (tra i 20 e i 25 anni) e dal nutrito gruppo di fan di alcune 'cult graphic novel', Hollywood ha saputo attingere anche da quelle opere più attente verso le tematiche sociali, come dimostra il caso del disegnatore britannico Alan Moore. Nonostante non abbia mai riconosciuto nessuno dei film ispirati dalle sue opere poiché convinto della profonda diversità tra i due media in questione, V for Vendetta (2006) e Watchmen (2009) sono tratte da due suoi fumetti e offrono una visione adulta e distopica su (rispettivamente) Gran Bretagna e Stati Uniti d'America.

La ricerca di un target adulto è confermato dal film horror 30 Days of Night (2007) basato sulla graphic novel con disegni di Ben Templesmith e testi di Steve Niles, ma il mondo delle graphic novel ha recentemente colpito anche nel settore della commedia (Scott Pilgrim vs. the World nel 2010 dall'opera di Bryan Lee O'Malley), a testimonianza della sua malleabilità.

Per quanto riguarda il futuro, i colossi dell'industria hollywodiana si stanno già muovendo. L'imminente e già citato Cowboys & Aliens (2011) diretto da Jon Favreau e tratto dall'albo di Scott Mitchell Rosenberg, il tridimensionale The Adventures of Tintin: Secret of the Unicorn in uscita entro la fine dell'anno per la regia di Steven Spielberg e l'interessamento da parte di David Cameron nel girare una trasposizione del manga Battle Angel Alita di Yukito Kishiro non lasciano adito a molti dubbi: le graphic novel, pur privilegiando determinati generi, possono conquistare nuovo spazio influenzando e lasciandosi influenzare dalle nuove tecniche del cinema (il 3D, ad esempio). È probabile che questo tipo di medium, insomma, convinca sempre più persone ad andare al cinema e, forse, a chiedere in libreria di “quel fumetto lì che ha ispirato il film”. Con buona pace di chi, prima della trasposizione cinematografica, “quel fumetto lì” lo conosceva sin dalla nascita.

Mattia Bertoldi
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