News from the Locarno Festival
 

Souleymane Cissé a Locarno

Souleymane Cissé a Locarno

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© Les Films Cissé

Il cuore del grande cinema africano batte quest’anno a Locarno, grazie al focus di Open Doors che stringe la sua inquadratura sulla cinematografia francofona subsahariana. E per averne un’ulteriore testimonianza, ecco l’annuncio di un altro grande alfiere del cinema d’Africa, il maliano Souleymane Cissé, che arricchirà le presenze d’autore a questa 65esima edizione del Festival.

Regista, sceneggiatore e produttore, ma soprattutto una figura carismatica ed engagé di caratura mondiale che oggi riveste anche la carica di presidente dell'Associazione dei Registi e dei Produttori di Cinema e Arti Audiovisive dell'Africa Occidentale.

D’altre parte, la sua filmografia parla chiaro, tanto è costellata da riconoscimenti internazionali. Dai film a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta (Baara del 1979, Finyé  del 1983} che gli consentirono di conquistare per due volte un premio al Fespaco, al suo capolavoro più conosciuto Yeelen, un film che nel 1987 gli è valso il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes. Un dramma epico sui Bambara, la principale etnia del Mali, che intesse leggende mitologiche in una narrazione inventata e che sarà proiettato negli Screening di Open Doors mercoledì 1° agosto alle ore 14.00 (L’altra Sala).

L’arrivo di Souleymane Cissé completa il parterre di personalità del cinema africano che    ha confermato la loro presenza a Locarno. Dal regista burkinabé Idrissa Ouédraogo, in Piazza Grande nel 1989 con Nonna (Yaaba), a Gaston Kaboré, César al miglior film francofono nel 1983 con Il dono di Dio (Wend Kuuni).

A questi si aggiungono anche le partecipazioni a Open Doors 2012 di cineasti di calibro come il maliano Cheick Oumar Sissoko (regista di Guimba, selezionato a Locarno nel 1995), il mauritano Abderrahmane Sissako (regista di Bamako, selezionato a Cannes nel 2006) e il congolese Djo Munga (regista di Viva Riva!, 2010, selezionato a Toronto e Berlino).

Una vasta rappresentanza, chiamata a raccolta, per testimoniare la vitalità di un laboratorio cinematografico come quello dell’Africa subsahariana che non sempre riesce a trovare la visibilità che meriterebbe.

Lorenzo Buccella
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