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Five Questions to Ornella Muti

Five Questions to Ornella Muti

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Lei è un’icona del cinema italiano il cui volto ha attraversato da protagonista sia la grande stagione dei film d’autore sia quella - ora sempre più rivalutata - del cinema dal carattere più popolare…

Cinema popolare oppure d'autore, non ho mai fatto le mie scelte in funzione di un’etichetta! Amo il mio lavoro e quando un personaggio mi piace o mi diverte, lo faccio, sia che mi venga proposto da un grande nome o da un regista al debutto. Non mi piace fossilizzarmi in un ruolo. Sono un'attrice che ama le sfide e come tale ho la fortuna di potere essere qualcuno di diverso in ogni personaggio che devo interpretare.

Il suo è stato un percorso da attrice che sembra predestinato, visto che con La moglie più bella ha debuttato a 14 anni grazie a un regista come Damiano Damiani, inaugurando fin da subito il suo nome d’arte...

È stato qualcosa di speciale. Ero ancora una bambina e il personaggio era duro, difficile e faticoso. Per di più era un periodo in cui si dava ancora molta importanza a quanto potessero dire e pensare gli altri. Non è stato facile, ma oggi ringrazio ancora Damiano Damiani per la possibilità che mi ha dato, affidandomi quel ruolo che apprezzo e comprendo adesso più che quando avevo 14 anni.

Tra i lavori che le hanno fatto acquisire fin da subito una grande visibilità c’è Romanzo popolare, con un grande genio della commedia all’italiana come Mario Monicelli…

È stato un periodo, come il neorealismo, che di sicuro ha lasciato una grande impronta non soltanto nel cinema italiano ma in quello di tutto il mondo. Un momento di "grandeur" per l'Italia e per tutti gli attori che ne hanno fatto parte. Anche se poi i tempi cambiano e anche questo è un bene perché ci costringe a rinnovarci e a evolvere.

Il cliché vuole che la bellezza per un’attrice possa sempre trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Lei come ha convissuto con la sua bellezza?

È un bel dono che mi è stato fatto! Ma io sono la donna che conoscete, una donna che lavora e che si occupa della sua famiglia. Riuscire a mostrare che esiste qualcosa oltre la mia bellezza è stato fondamentale per me. Ho lavorato tanto per risultare credibile agli occhi di tutto quel pubblico che mi ha sempre sostenuto.

Quest’anno Locarno rende omaggio a lei, ma al tempo stesso anche alla sua filmografia, visto che molti suoi film si legano a doppio filo ad altri tributi in programma in quest’edizione. Dino Risi, Ben Gazzara, Giuseppe Bertolucci, assieme ai presenti Alain Delon e Renato Pozzetto…

Mi fa realmente tanto piacere, sono piacevolmente imbarazzata per l'onore che mi fate. E sono anche contenta di rivedere persone come Delon, Pozzetto e tanti altri che magari non incontro spesso a causa degli impegni. Quale migliore occasione per farlo qui al Festival del film Locarno.

Lorenzo Buccella
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