News from the Locarno Festival
 

Focus Arnon Milchan

Focus Arnon Milchan

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Visto che da qualche tempo il Festival del film Locarno ha deciso di onorare i grandi produttori cinematografici, non poteva mancare molto prima che il Premio Raimondo Rezzonico venisse assegnato ad Arnon Milchan, una delle figure di spicco di questa professione, così troppo spesso incompresa.

Sessantotto anni, e più di cento produzioni all’attivo, l’israeliano Milchan ha un’aria quasi leggendaria che lo insegue. Il cinema per lui è una seconda carriera: dopo aver ricoperto vari ruoli all’interno dello scacchiere politico del suo paese, e dopo i primi assaggi di set, inizia da subito a sfornare progetti ambiziosi che fanno centro.

Dopo aver finalmente preso la misura del mestiere, inanella un trittico inimitabile: a quarant’anni ha già prodotto capolavori per Martin Scorsese (Re per una notte), Sergio Leone (C’era una volta in America) e Terry Gilliam (Brazil).

Al suo posto altri si sarebbero potuti anche ritirare, dopo aver così saldamente iscritto il proprio nome nella storia del Cinema. Milchan invece raddoppia, punta al Box Office (Pretty Woman, La guerra dei Roses), passa con nonchalance dall’impegno (JFK, Natural Born Killers) all’intrattenimento puro (Free Willy, Mambo Kings).

Negli anni Novanta si toglie anche lo sfizio di produrre l’ultimo Cimino di Verso il sole, mette assieme Robert De Niro e Al Pacino in Heat – La sfida di Michael Mann, vince un paio d’Oscar con L.A. Confidential, entra nell’immaginario collettivo portando sugli schermi Fight Club per la regia di David Fincher.
Certo, la carriera del produttore hollywoodiano è fatta anche di insuccessi, di alti e bassi, ma questo irriducibile e instancabile capitano d’industria della decima arte continua a sfornare comunque una manciata di film ogni anno, cercando di incontrare
il gusto del pubblico, il suo vero datore di lavoro.

E il simbolo di tanta tenacia è sempre il prossimo lavoro, nel caso di Milchan il nuovo film di Darren Aronofsky, Noah, come soggetto nientemeno che l’arca di Noè. Milchan aveva già prodotto il suo sfortunatissimo The Fountain, ma giustamente offre un’altra possibilità all’autore newyorkese, se possibile ancora più ambiziosa della precedente.

È da questi particolari che si giudica un produttore.

Massimo Benvegnú
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