News from the Locarno Festival
 

Alle radici di un perdersi nel Brasile di oggi

Alle radici di un perdersi nel Brasile di oggi

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Lui si lascia galleggiare nei flutti del presente per cancellare il cordone ombelicale che lo lega alle proprie origini aristocratiche. Lei, invece, quello stesso presente lo affronta di petto, vivendolo come un continuo disaccordo. Boa Sorte, Meu Amor è uno squarcio filmico sul Brasile di oggi, infilzato dalla sensualità urbana e laccata di un bianco e nero che fa fondale a un incontro.

Due persone, due mondi. Mondi che si sfiorano di gomito, si annusano e si rincorrono in una grammatica quotidiana che sembra procedere per continue eccezioni, lungo i chiaroscuri calcati di feste, lungomari, stanze vuote, grattacieli e cantieri.

Dopo esser già stato a Locarno con il cortometraggio Solidão Pública (nei Pardi di Domani del 2008) Daniel Aragão in questo suo esordio nel lungometraggio spezza ogni tipo di  linearità narrativa, per affidarsi a una ritmica atmosferica, divisa in tre capitoli, che miscela musica, silenzi e dialoghi prolungati in modo contagioso.

Così se il trentenne Dirceu (Vinicius Zinn) dimentica il suo sangue blu campagnolo lavorando in una ditta di demolizioni a Recife, l’irrequieta Maria (Christiana Ubach) approda dalla campagna in città, per seguire la passione per il pianoforte e scontornare con maggior chiarezza i propri desideri e le proprie necessità.

Il breve cortocircuito fra i due invertirà le rotte centro e periferia, togliendo forza di gravità a chi cerca vite stabili e garantite. Anche perché nei deserti dell’entroterra passato e futuro giocano a rimpiattino e alla fine ci si può perdere di vista per mettersi a guardare solo ciò che accade in quel momento.  

Lorenzo Buccella
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