News from the Locarno Festival
 

Ecco il programma di Locarno66

Nell’accingermi a scrivere questo breve testo viene naturale voltarsi a guardare il cammino percorso. Prima dei film, degli ospiti, dei programmi ideati e poi messi in campo nel corso di questi mesi vengono alla mente le persone che hanno contribuito in modo sostanziale a far sì che oggi il Festival abbia la forma che ha. Innanzitutto Mark Peranson (Head of Programming) e Nadia Dresti (Head of International) e poi Lorenzo Esposito, Sergio Fant e Aurélie Godet (il “mio” comitato di selezione), Alessandro Marcionni (Pardi di domani), Carmen Werner e Olmo Giovannini (Ufficio programmazione), Martina Malacrida e Ananda Scepka (Open Doors). Mi pare che questo sia l’unico punto di partenza possibile per un’onesta presentazione del programma.


Considero Locarno un festival di frontiera. Un festival che cerca di indagare ciò che si muove ai confini dello spettro del cinema, ai bordi dell’inquadratura per cogliere quella parte di fuoricampo che polarizza la scena. Oggi questa idea di avanguardia ha forse un significato un po’ usurato: non si tratta più di essere prima di altri in un posto, piuttosto di avere la volontà e la possibilità di dare spazio e risalto a film, registi, produzioni tralasciati o non considerati sufficientemente.
So che la parola “frontiera” fa venire in mente un posto sperduto, isolato, il che è quanto di più lontano si possa pensare dalla centralità che Locarno occupa nel quadro del sistema festival e dalla generosità del suo largo pubblico. Per questo, da anni il Festival ha scelto di posizionare questa attività di scoperta all’interno di un programma che contempla anche il cinema riconosciuto come tale, quel cinema che pur avendo i numeri dalla sua parte non si riduce a puro spettacolo, che non dissocia intrattenimento e intelligenza. Il primo segnale di questa volontà è stato quello di dedicare la retrospettiva a George Cukor, non un “autore” osannato dalla critica ma neppure un semplice artigiano. Piuttosto un regista che con il suo fare e pensare il cinema mette in discussione posizioni acquisite, fa dell’intrattenimento e al contempo propone una visione del mondo affatto conciliante.


Fedeli alla tradizione del Festival e al nostro desiderio di scavalcare le barriere, abbiamo cercato di far dialogare il cinema del passato con quello del presente, quello indipendente con le produzioni mainstream, il documentario con la finzione, il saggio con il film sperimentale. L’unico imperativo che ci siamo dati è stato di lavorare nella diversità, spingerla all’estremo fino a far emergere un discorso contraddittorio. Dietro l’organizzazione di quest’edizione si cela un pensiero che si nutre degli opposti, non vuole unificarli, ma accoglierli come le anime diverse che compongono il cinema e il mondo. È questa linea che ci ha portato a scegliere di omaggiare l’attività di Werner Herzog, un uomo il cui procedere è difficilmente sintetizzabile in un film o una definizione, quella di Otar Iosseliani, il cui cinema è per me immagine di libertà. O ancora ad accogliere in concorso registi come Sangsoo Hong, Claire Simon, Kiyoshi Kurosawa, Júlio Bressane ed esordienti.


Il Concorso internazionale comprende 20 opere, di cui 18 in prima mondiale. Ci sono film di registi giovani ma già conosciuti dai frequentatori dei festival (Porumboiu, Serra, i fratelli Vega, Mouret, Cattet-Forzani, Delbono) e registi che ritornano a Locarno (Aoyama, Gianikian-Ricci Lucchi, Imbach) o più semplicemente che ritornano al cinema (Yersin, Tso chi Chang). Ci sono nomi nuovi o inattesi (Wnendt, Cretton, Pinto, Hogg, Brac). Tutti in un modo o in un altro ci hanno sorpresi obbligandoci a rispondere ai loro film.


Il Concorso Cineasti del presente comprende 16 film, di cui 14 in prima mondiale e 14 opere prime. È il frutto di un lungo lavoro di ricerca e di selezione. Alla pulizia formale abbiamo prediletto l’imperfezione, la sperimentazione tanto in una forma narrativa classica quanto in una più nuova. Ne viene fuori un quadro che siamo convinti saprà interessare pubblico e critica e che speriamo solleverà più domande che fornire risposte. Il concorso resta riservato a opere prime e seconde: gli esordi quest’anno sono 14. Sono per noi un segnale concreto del rinnovamento che il cinema continuamente opera e dell’attenzione che il Festival pone nello scoprire e incoraggiare nuovi talenti. Il concorso prevede opere documentarie e di finzione, saggi e film sperimentali, film drammatici e commedie, sguardi estatici e immersioni in universi surreali.


Piazza Grande. Se l’identità di un festival che si svolge in un paese dotato di tre, quattro anime e di una pluralità di culture è quella Piazza – immagine unica e inarrivabile del cinema come luogo di ritrovo per una comunità – la scelta dei titoli che compongono questa sezione non può che voler rappresentare questa comunità. Perché il cinema è finestra ma soprattutto specchio del nostro essere al mondo. La Piazza Grande quest’anno parlerà una pluralità di lingue: americano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, danese e anche, dopo alcuni anni, italiano. La Piazza Grande prevede 16 titoli, di cui due dedicati alla storia del cinema. E oltre ai film, nella magnifica cornice della Piazza di Locarno, sono attesi numerosi ospiti che testimoniano di una storia tutt’ora in evoluzione: Christopher Lee, Anna Karina, Faye Dunaway, Sergio Castellitto, Otar Iosseliani, Jacqueline Bisset… Al di là dei nomi e dei volti che li accompagnano, la loro presenza consente di aprire porte verso pagine di cinema che hanno ancora molto da raccontare. È il caso di Margaret Ménégoz e del suo impegno nella direzione di una delle case di produzione che più di altre si sono fatte carico di portare avanti il concetto di cinema d’autore; o quello di Douglas Trumbull, la cui attività di sperimentatore gli ha permesso di vedere con trent’anni d’anticipo scenari che oggi la tecnica esplora.


Histoire(s) du cinéma può sembrare una sezione laterale, in realtà esprime l’identità di un festival che è al contempo memore e custode di quella storia di cui fa parte e sempre rivolto al futuro. Oltre ai film degli ospiti sopracitati, a film restaurati e ritrovati, il Festival accoglie anche un omaggio a Faye Dunaway di cui verrà presentato Network di Sidney Lumet, un omaggio ad Anna Karina di cui verranno fatti vedere 4 titoli e un omaggio a Paulo Rocha, scomparso recentemente di cui oltre ai suoi primi due film (Os verdes anos, presentato a Locarno 50 anni fa, e Mudar de Vida) sarà mostrato in anteprima il suo ultimo lavoro postumo, Se eu fosse ladrão... Roubava.


La sezione Fuori concorso prevede una linea di programmazione pensata per quanti vogliono trovare qualcosa di alternativo alla Piazza Grande. Ogni sera alle 21 al PalaVideo, artisti e registi della scena internazionale presenteranno i loro nuovi lavori di ricerca. La sezione comprende 34 lunghi e corti in prima mondiale e non, e sarà aperta dal film di Ben Rivers e Ben Russell A Spell to Ward Off the Darkness. Inoltre, in occasione del premio a Werner Herzog, abbiamo l’onore di presentare in prima mondiale i 4 episodi che compongono la nuova serie Death Row. Completa il quadro un Focus dedicato alla Siria, in cui saranno mostrati film inediti e censurati, opere coraggiose realizzate spesso in condizioni difficili, che non per questo abdicano alla volontà di sperimentare attraverso il cinema e le nuove tecnologie i mezzi attraverso cui raccontare la ferita che lacera un paese.  

 

Carlo Chatrian
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