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La trasgressione e l’allegria: Victoria Abril a Locarno!

La trasgressione e l’allegria: Victoria Abril a Locarno!

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© Tortade

Esuberanza femminile che riesce a ballare sul filo della trasgressione e al tempo stesso dell’allegria. Con una versatilità capace di trovare il giusto accordo, sia quando lo spartito impone ruoli sentimentali sia quando vira verso tonalità più drammatiche. Sono queste, alcune delle doti che compongono il carisma interpretativo di Victoria Abril, una delle più istrioniche e complete attrici che attraversano la scena cinematografica europea, tanto da essere diventata nel corso del tempo musa prediletta di registi come Vicente Aranda e Pedro Almodóvar.

Ed è proprio a questa “spagnola di Parigi” (abita nella capitale francese dal 1982) che il Festival del film Locarno assegna un secondo Excellence Award Moët & Chandon, dopo quello destinato a Christopher Lee.

Del resto, che il talento “caliente” e poliedrico di Victoria Abril fosse a rapido impatto, lo testimonia la sua stessa biografia che la vede muovere i suoi primi passi da ballerina per poi incrociare il cinema nella precocità della sua adolescenza. Prima la commedia Obsesión di Francisco Lara Polop (1975), poi, l'anno dopo, è già la regina Isabella in Robin and Marian (1976) di Richard Lester, dove recitano anche Sean Connery e Audrey Hepburn.

Sono il la a un percorso che le porta anche affacci popolari in programmi televisivi. La grande svolta però arriva quando la Abril viene intercettata dallo sguardo di Vicente Aranda. È il 1977 e Cambio di sesso diventa lo start di un lungo sodalizio che la porta a diventare protagonista di una decina di pellicole del regista catalano, tra cui successi come Amantes che nel 1991 le spalanca la porta all’Orso d’argento come Migliore attrice alla Berlinale. Nel film, a metà strada tra una dark lady e una ballerina di flamenco, la vedova Abril diventa il fulcro torbido di un triangolo sentimentale destinato a finire in tragedia. Ambiguità sensuali che non vengono a mancare anche quando l’attrice tra la fine degli Anni Ottanta e l’inizio dei Novanta entra a far parte della corte sgargiante e provocatoria di Pedro Almodóvar.

Ed è una galleria di personaggi che finiscono per entrare nella memoria collettiva: pornostar tossicodipendente legata al letto di Átame! (1990), l’intemperante annunciatrice del telegiornale in Tacones lejanos (1991) o ancora l’anchorwoman che specula sulla morbosa voglia di voyeurismo in Kika (1993). Una lunga strisciata visiva in mezzo a gelosie, vendette, traumi infantili e omicidi che solleva la Abril sul piedistallo di una visibilità sempre pronta ad allargare il perimetro delle sue collaborazioni.

Oltre a cimentarsi come cantante, l’attrice alterna la partecipazione a produzioni di registi internazionali (da Nagisa Ōshima a Giancarlo Giannini, passando per  Teona Strugar Mitevska) assieme a grandi successi iberici come Sin noticias de Dios
(2001) di Agustín Díaz Yanes dove fa parte del cast assieme a Penélope Cruz e a quel Gael García Bernal che proprio qui a Locarno, lo scorso anno, ha ricevuto lo stesso Excellence Award Moët & Chandon.

Locarno, che peraltro, aveva già ospitato sullo schermo Victoria Abril in un lavoro del 2000, presentato nel Concorso internazionale: 101 Reykjavik , opera prima di Baltasar Kormákur (ora regista del film d’apertura della 66esima edizione del Festival con 2 Guns). E sarà proprio questa pellicola islandese, assieme ad Átame! di Pedro Almodóvar, a essere riproposta al Festival in occasione dell’omaggio a Victoria Abril che vede, nella serata del 10 agosto, il momento clou con la consegna del premio in Piazza Grande.

Lorenzo Buccella
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