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Pardo alla Carriera – Conversazione con Sergio Castellitto

Pardo alla Carriera – Conversazione con Sergio Castellitto

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“La mia carriera è cominciata con una nevrosi” questa è l’ironia con cui Sergio Castellitto ha conversato con il pubblico dello Spazio Cinema, giovedì mattina. 

Il Direttore Artistico introduce, l’attore, sceneggiatore e regista ricordando i grandi maestri che l’hanno accompagnato in venticinque anni di carriera.

Considerato figura cerniera - definizione che gli piace di se stesso - a cavallo tra gli anni ’70 e ’90 inizia l’esperienza nel mondo del cinema,  facendo piccole ma rilevanti comparse come in La famiglia (1986), sotto la regia di Scola al fianco di Gassman o come in L’armata ritorna (Luciano Tovoli, 1983), “imparando” dai grandi maestri come Mastroianni: “facevo Paoletto… no Carletto. Dovevo porgere una medaglietta davanti al primo piano di Mastroianni. Mi tremava tantissimo la mano. All’improvviso qualcuno mi prese il gomito. Era Mastroianni. Il maestro è colui che non ti dice ma ti fa vedere”.

Qualche anno dopo, il francese Luc Besson lo vuole in Le grand bleu (1988). 
È il successo, e per Castellitto vuol dire avere la libertà di andare a lavorare dove si vuole. Tra le tante collaborazioni che seguiranno nel cinema d’autore, ricorda Monicelli (1991), Ferreri (1991), Tornatore (1995) o Jacques Rivette (2000, 2009); le serie televisive, Padre Pio o la grande impresa del Grande Fausto (1995), diretto da Sironi, che lo congratula per lo sguardo che proiettava mentre pedalava, “Ma a che cosa pensavi quand’eri sulla bicicletta”, gli chiese il regista, “Grazie a mesi dall’allenamento in montagna, ho capito che il ciclista nel momento della sofferenza non pensa assolutamente a nulla”.

Dopo anni decide di “ri-recitare” perché trovava troppo spesso lo stereotipo di se stesso, perché “un’artista che non ha paura di non farcela, che ha troppa sicurezza non produce nulla”. E così si ripropone come attore, regista o sceneggiatore in Non ti muovere (2004) o in Venuta al mondo (2012).

Parla dell’incontro con Margaret Mazzantini madre dei suoi quattro figli, divenuta grande scrittrice, sua compagna già sul palco durante la prima esperienza teatrale, ancora prima che abbandonasse l’Accademia d’Arte Drammatica. È lei che scrive le sceneggiature di alcuni dei suoi ultimi film, come La bellezza del somaro (2010) proiettato qui a Locarno: “Ho il privilegio di leggerle in A4 e di stracciare quelle pagine che non mi servono. Lei non è avara delle sue parole, utilizza parole ricche d’immagini, cinematografiche”.

E quando il pubblico chiede a Castellitto sui progetti attuali: “Pretendo rimanere uno studente, non un professore, semmai inavvertitamente, un maestro per qualcuno”.

Cristian Gomez
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