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C’eravamo tanto armati! L’attrazione svizzera per i fucili

C’eravamo tanto armati! L’attrazione svizzera per i fucili

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Per molti di loro, è il rumore della libertà. Quello che qui si annuncia fuoricampo, mentre in immagine slittano i fondali-cartolina del paesaggio svizzero, con l’azzurro placido dei laghi, il verde scintillante di prati di montagna e l’immancabile bandiera rossocrociata. È il suono secco e ripetuto dei fucili che proviene dai campi di tiro e da tutti quei milieux svizzeri in cui le armi diventano la polvere da sparo di un’identità, capace di richiamarsi ai miti fondativi del paese (da Guglielmo Tell in su) ma al tempo stesso di convivere con il mito altrettanto consolidato della neutralità elvetica. Del resto, il documentario ticinese di David Induni, Heritage (Fuori concorso) infila il proprio mirino visivo lì, nell’aperta contraddizione tra l’apparente paciosità della vita svizzera – che da secoli non partecipa a una guerra – e la sua attrazione storica per le armi, tanto che ancora oggi risulta essere il terzo paese al mondo in fatto di possessori privati.

Questione di eredità, come suggerisce il titolo, che riprende le tradizioni mercenarie degli antenati, agganciando un concetto che è rimasto sempreverde in Svizzera: la libertà individuale è garantita solo se ci si può difendere. Una controversia che qui rimbalza tra famiglie col fucile militare in casa, campioni olimpici di tiro che le proprie armi se le coccolano come infanti, matrimoni corredati da bossoli di carabina, collezionisti, politici (tra cui il Blocher protagonista anche del film in Piazza Grande di Jean-Stéphane Bron) e persino ragazzini “responsabilizzati” per quello sparare, percepito come un semplice sport, “democratico”, perché aperto indistintamente a giovani e vecchi. Prospettive diverse che la telecamera di Induni ha sondato, andando là, nel cuore più ancestrale della Svizzera, per interrogare questi discendenti di Tell su passione e su necessità delle armi e, attraverso i loro racconti, comporre un ritratto inedito e controverso della nazione.  

Lorenzo Buccella
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