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Il fascino dell'ultimo Cukor

Il fascino dell'ultimo Cukor

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Cukor, il regista delle donne. Cukor, il maestro del cinema dall’impianto teatrale. O ancora. Cukor, uno dei più versatili artigiani che ha fatto grande il cinema classico americano. Come spesso accade, i clichés interpretativi, con cui spesso vengono incapsulati i grandi autori del passato, possono anche indicare una giusta direzione, ma finiscono comunque per essere riduttivi, perché con lo slogan si fermano sulla soglia dell’immagine, inibendo la lettura della sua complessità. Ed è un discorso che si staglia perfettamente anche per George Cukor.

Basterebbe anche solo mettere in testacoda la sua filmografia e ripercorrere con lo sguardo il suo ultimo film realizzato nel 1981, ora riproposto in Piazza Grande per la retrospettiva a lui dedicata dal Festival: Rich and Famous, pellicola che Cukor firma all’età di 82 anni, riprendendo il soggetto da una commedia (Old Acquaintance) del 1940 che aveva già avuto una prima versione cinematografica nel 1943. Storia classica per una linfa visiva all’interno che diventa moderna, creando un amalgama dolce-amaro di norme e trasgressioni. Perché se a far da architrave ci sono sempre due primattrici al femminile (Jacqueline Bisset, qui anche nelle vesti “non accreditate” di produttrice, e Candice Bergen), scrittrici amiche-nemiche che si tallonano negli oltre vent’anni della loro lunga frequentazione, l’occhio di Cukor stavolta mette in campo un inedito carico di sensualità rispetto ai film precedenti. Scene di orgasmi montate in un crescendo alternato con l’atterraggio di un aereo, senza che questa fuga di immagini infici la cura consueta per il dettaglio con cui Cukor costruisce “teatralmente” l’ottovolante di liti, ripicche, trionfi professionali e sconfitte sentimentali che dividono e uniscono le due protagoniste. Ed è difficile credere che sia solo artigianato di classe, il lavoro di un regista quando sa muovere donne (qui c’è anche l’esordio di una giovanissima Meg Ryan), costumi e scenografie lungo una parabola classica, ma capace di capovolgere continuamente i destini della fama, dell’amore e della solitudine.

Lorenzo Buccella
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