News from the Locarno Festival
 

Gabrielle, un amore fuori dal coro

Gabrielle, un amore fuori dal coro

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Se la diversità cinematografica è la password d’accesso per capire lo spettro di proposte offerte quest’anno in Piazza Grande, con Gabrielle la diversità, stavolta in ambito sociale, diventa anche lo spioncino tematico in cui vengono pedinati, con un delicato scandaglio empatico, i desideri e i tentativi d’amore che invadono la quotidianità di una ragazza e un ragazzo, affetti da un ritardo mentale. È lì infatti che mette il proprio compasso melodrammatico il nuovo film di Louise Archambault, la regista canadese che torna a Locarno, dopo che nel 2005 aveva trovato i rimbalzi giusti del consenso con il suo lungometraggio d’esordio Familia, presentato nel Concorso internazionale.

Ora questo ritorno avviene sotto l’insegna della micro_scope, la casa di produzione indipendente québécoise che due anni fa portò in Piazza Grande Bachir Lazhar di Philippe Falardeau, conquistando il Prix du Public UBS. Un feeling, quello di Locarno con il cinema canadese in lingua francese, che si è corroborato nel tempo (basti pensare anche alle gratificazioni pardate assegnate a Denis Côté) e che anche stavolta con Gabrielle trova uno sbocco incisivo. Già, perché se la vicenda s’incentra fisicamente sulla protagonista (Gabrielle Marion-Rivard), una giovane donna musicalmente dotata, affetta da Sindrome di Williams, il suo ritratto ravvicinato, alternando i su-e-giù di passioni, sorprese e turbamenti, riesce a trascinare dentro l’immagine anche la complessità di tutto quel fondale ambientale, fatto di familiari e operatori sociali, che ritiene inconciliabile handicap e rivendicazioni d’indipendenza sentimentale. E allora per inseguire sogni d’autonomia e per poter vivere una storia d’amore così come quella di qualsiasi individuo, a Gabrielle non resta che rispondere a una doppia pressione: da una parte i suoi limiti, dall’altra l’ignoranza dei pregiudizi del mondo esterno.

Lorenzo Buccella
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