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Blog del Direttore artistico
Ripensare il cinema

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Ripensare il cinema

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Per far vivere il festival aldilà della sua abituale programmazione, Locarno ha organizzato tre giorni di proiezioni, incontri, riflessioni. L’immagine e la parola (Locarno 24 – 27 marzo 2013) sarà l’occasione per affrontare il cinema da un’angolatura diversa, senza l’ossessione della competizione e privilegiando il dialogo e il percorso formativo. A discuterne abbiamo chiamato cineasti che ci stanno a cuore, tanto per i film realizzati quanto per il loro percorso coerente e coraggioso. Oltre alle proiezioni di film– tra cui spicca Der Student von Prague, il film muto di Wegener ritrovato e restaurato dal FilmMuseum di Monaco – sono previsti omaggi a scrittori italiani Antonio Tabucchi e Salvatore Atzeni e una ricca tavola rotonda che vedrà coinvolti quasi tutti i direttori di festival che mi hanno preceduto. Il programma si completa con tre laboratori condotti da Richard Dindo, Paolo Benvenuti e Alexandr Sokurov. I primi due parleranno dei film in realizzazione (su Homo Faber e Caravaggio), Sokurov per la prima volta entrerà nello specifico della realizzazione di un film irripetibile come L’arca russa.

Ripensare il cinema
Nella tradizione occidentale, in principio è la parola; al suo interno sono contenute tutte le cose e le loro immagini, in ogni forma e declinazione. Espressione di quella stessa tradizione, il cinematografo si offre come spettacolo di sole immagini: la parola arriva in seguito. Questa imposizione tecnica ha determinato una gerarchia tra immagine e parola. Arte analogica in cui la realtà sembra offrirsi senza (troppi) filtri, il cinema ha coltivato l’illusione di essere un doppio del reale. Se nel XXI secolo il meccanismo di riproduzione analogica non è più predominante, il concetto del naturalismo cinematografico resta tuttavia indiscusso. Ecco allora che ri-pensare il cinema a partire dal binomio “immagine-parola” porta a oltrepassare la sua concezione realistica. Nei tre giorni di incontri proiezioni e atelier cercheremo di trattare il cinema non come strumento riproduttivo ma come arte capace di creare una forma diversa di realtà.

Il presente della settima arte appare caratterizzato da due correnti: da una parte un sistema che si articola su grosse macchine di suoni e immagini che produce iperboli della realtà. Le immagini filmate riproducono la realtà, salvo poi scavalcarla con escamotage legati alla natura super-eroica dei personaggi, inebriando (e talvolta inebetendo) lo spettatore. Dall’altra si posizionano racconti minimali provenienti da ogni angolo del mondo che aderiscono con forte senso etico all’umanità dei suoi abitanti, riattualizzando il canonico concetto di cinema-finestra sul mondo. Tra questi due grossi schieramenti, che fanno la felicità delle sale e dei festival, si situano alcuni liberi battitori: cineasti  che, prima di impegnarsi a dare forma a un racconto, mettono in discussione il nesso assodato tra immagine e suono. Sono persone che, in modo non diverso da quanto accadeva dagli artisti e pensatori che nel corso degli anni si sono riuniti sul Monte Verità, non riconoscendosi in un sistema generale cercano strade nuove per esprimere non quanto esiste sotto i loro occhi, ma quello che i loro occhi vedono prima che esista. A loro è dedicata questa prima edizione di L’immagine e la parola.

Carlo Chatrian
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