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Agnès Varda

Agnès Varda

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È riconosciuta come una delle registe più grandi, Agnès Varda, ma sarebbe meglio dire semplicemente che è nel pantheon della storia del cinema, senza distinzioni di genere. Fotografa, cineasta, artista, è un personaggio centrale della cultura dalla metà del ‘900 a oggi. Sessant’anni di carriera, anticipatrice e poi compagna di strada della Nouvelle Vague, sempre all’avanguardia, persino nell’utilizzo del digitale e nel superamento del confine tra fiction e documentario.

Un’autobiografia, Agnès Varda, l’aveva già scritta nel 1994, Varda par Agnès: quattro anni dopo la morte dell’amato Jacques Demy e un anno prima dell’ultimo film di finzione, Les Cent et Une Nuits de Simon Cinéma.

Un’autobiografia filmata poi è cosa quasi unica, e Varda l’ha fatta nel 2008 con Les Plages d’Agnès, il più recente dei suoi lungometraggi realizzato per i suoi 80 anni. Una lunga cavalcata d’immagini e ricordi tra privato e pubblico, che nella vita della cineasta parigina non sono mai stati troppo separati. Una confessione libera, sincera, senza pudori ma con delicatezza, quasi su tutto.

Gioie e dolori di un’esistenza trattati con ironia, la giusta malinconia e senza sentimentalismi superflui. Les Plages d’Agnès non è un autoritratto – lo era già Les Glaneurs et la glaneuse - e ancor meno un’autocelebrazione. Dal racconto esce il carattere di una donna minuta e di grande talento, curiosa, colta, vitale, pronta a mettersi in gioco, tenace, senza fronzoli; soprattutto risaltano i tanti lavori e le tante persone che ha incontrato o con le quali ha condiviso momenti o anni. Il filo conduttore sono le spiagge, quella belga dove trascorreva le estati da bambina (Varda è nata a Bruxelles), quella mediterranea di Sète dove sfollò durante la guerra e girò il film di debutto, La Pointe courte, quella del Pacifico a Los Angeles dove trascorse due anni e girò Documenteur (1980).

Oppure la spiaggia estiva della Senna a Parigi e quella creata per l’occasione in rue Daguerre, dove ha casa e uffici. Camminando a ritroso sulla sabbia in una dichiarazione d’intenti inizia il film, che prosegue tra vita intima e grande Storia, utilizzando le immagini dei suoi lavori come fossero un album di famiglia.

Nicola Falcinella
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