News from the Locarno Festival
 

Blog del Direttore artistico
Il cinema per immaginare quel che sarà

L'inhumaine by Marcel L'Herbier, 1924

Share:

“Io ti lascio che veggo che il sonno ti viene entrando; e me ne vo ad apparecchiare il bel sogno che ti ho promesso”.

Forse davvero come afferma il genio al Torquato imprigionato, immaginato da Leopardi nel famoso dialogo, le parole non hanno altro scopo che rendere la vita meno pesante. Forse davvero come accadeva al Leopardi, consegnatoci dall’iconografia novecentesca, come un recluso nella sua dimora a Recanati, le parole hanno il potere di proiettare altrove il piccolo uomo destinato all’infelicità. Al di là della siepe e oltre. Basta stare attenti a non imbrigliare quell’orizzonte lontano in definizioni. Come ben sapeva il poeta Leopardi, le parole possiedono una forza speciale quando restano sospese tra la loro inclinazione a essere il precipitato di immagini (reali o inventate) e l’indefinito che deriva loro dall’essere frutto di una convenzione. Le parole dicono ed evocano allo stesso tempo. Ogni parola suona in due modi: tra chi la pronuncia e chi la ascolta c’è una distanza incolmabile, che sta alla base di ogni forma di racconto.

Curiosamente, perché non preceduto da un disegno voluto ma frutto di coincidenze e di intenzioni distinte, il programma di questa seconda edizione de L’immagine e la parola si avvolge attorno al tema del sogno. Quel filo impalpabile, che lega il qui e l’altrove, la realtà e la fantasia, i desideri e i bisogni, vibra nei film selezionati: nella fantasmagoria visiva che anticipa le avanguardie artistiche in L’Inhumaine come nei desideri di fuga che abitano le protagoniste di Piccola Patria; nella dolorosa ricognizione operata dalla protagonista di L’amore molesto in una Napoli
brulicante di vita come nell’Ottocento ricreato minuziosamente da Reitz, che prosegue il suo straordinario progetto di raccontare un paese attraverso le vicende di una famiglia. È proprio Jakob Simon, il protagonista dell’ultimo Heimat, a incarnare meglio di altri questo pensiero. Proiezione ideale di un Leopardi, nato però in una famiglia di contadini, anche Jakob è un “giovane favoloso”, capace di veleggiare sulle parole e di trovare in esse il mondo da abitare. Le parole, di cui il giovane Simon si innamora, portano il suono dell’altro mondo. Prima di essere comprese vanno ascoltate. Come una musica.

Proprio come fa la musica, anche il cinema sublima parole e immagini. E forse non è un caso – almeno non lo è per noi – che quest’arte del reale
all’indomani di un nuovo millennio si pieghi non tanto a riprodurre ciò che esiste quanto ad immaginare ciò che potrebbe essere.

Carlo Chatrian
Nützliche Links

Follow us