News from the Locarno Festival
 

Pardo del cuore – What’s Your #Locarno68 Favorite of All?

Pardo del cuore – What’s Your #Locarno68 Favorite of All?

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SWISS PRESS

Damiano Realini, RSI, Switzerland
Erlkönig – Georges Schwizgebel
Il film preferito? Potrei rispondere la poesia animata da Schwizgebel: cinque minuti di pennello con Schubert a raccontare la cavalcata di un padre per salvare il figlio allucinato dalla febbre. Il piano sequenza mi ricorda che anche io sono un padre e che anche io cercherei di correre più veloce della morte.


Francesca Monti, Giornale del Popolo, Switzerland
L’infinita fabbrica del Duomo – Martina Parenti , Massimo D'Anolfi
Per la sua capacità di raccontare, solo con la forza delle immagini, il tempo dell’uomo e quello del marmo, e il desiderio di bellezza degli umili. 


Antonio Mariotti, Corriere del Ticino, Switzerland
Bella e perduta – Pietro Marcello
Un approccio originale e sorprendente a una tematica difficile e complessa. Un disperato inno all’“inutilità” della bellezza.


Ugo Brusaporco, LaRegione, Switzerland
Tikkun – Avishai Sivan
Perché va contro tutti i fanatismi, chiarendo che l’uomo è libero e il suo dovere è amare. 


Christian Jungen, NZZ am Sonntag, Switzerland
Schneider vs. Bax – Alex van Warmerdam
L’olandese Alex van Warmerdam racconta di un sicario che il giorno del suo compleanno deve ammazzare uno scrittore – con figure bieche, humor grottesco e immagini meravigliosamente composte e fotografate. Perfetta unione di cinema d’autore e di genere.


Hans Jürg Zinsli, Berner Zeitung, Switzerland
Schneider vs. Bax – Alex van Warmerdam
Un consiglio sempre valido? Alex van Warmerdam forma da 30 anni le opere più bizzarre sugli abissi umani: Schneider vs. Bax è una violenza dal sottobosco. Acuto, tagliente, intricato. Una fiaba su due killer tra desiderio e paludi.


Matthias Lerf, SonntagsZeitung, Switzerland
Tikkun – Avishai Sivan
Nessun film mi era più estraneo e più vicino di questo sguardo nel mondo di un una famiglia ebreo-ortodossa. Si racconta di Dio, del proprio corpo e della scoperta del mondo – in modo così aspro e al contempo delicato come non era mai stato fatto prima.


Michael Sennhauser, Schweizer Radio und Fernsehen SRF, Switzerland
Tikkun – Avishai Sivan
Uno studente di religione ebreo soccombe al tentativo di evadere dal suo mondo chiuso. Un film che rende un mondo estraneo ancora più estraneo, attira enormemente con le sue immagini in bianco e nero e poi torna a scioccare. Un eccezionale, forte evento cinematografico.


Raphaële Bouchet, RTS, Switzerland
No Home Movie – Chantal Akerman
Forse non è il mio film preferito, ma è quello che ha saputo instaurare con me il legame più intimo e strano. Un film sull’indicibile, sul segreto che ognuno si porterà nella tomba. Un film sulla vita che se ne va e che il cinema cerca, invano, di trattenere. 


Antoine Duplan, Le Temps, Switzerland
Suite Armoricaine – Pascale Breton
Between psychoanalysis and magic, a research about personal and cultural identity.


Pascal Gavillet, La Tribune de Genève, Switzerland
Tikkun – Avishai Sivan
Perché il rigore nel film rima con libertà, perché lo stile s’eleva a pura poesia, Tikkun rimane sicuramente il film più stupefacente scoperto quest’anno al Festival. Un viaggio ipnotico per mezzo della mise en scène e la rivelazione di un grande cineasta.

ITALIAN PRESS

Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa, Italy
Tikkun – Avishai Sivan
Con il dispiacere di lasciare fuori altri buoni titoli, direi che il mio voto va a Tikkun di Avishai Sivan: film ostico ma denso e affascinante che in bianco e nero e con grande rigore formale esplora dall’interno la problematica religiosa ultraortodossa, mettendone in luce gli estremi confini di spiritualità e follia. 


Steve Della Casa, Hollywood Party, Italy
I sogni del lago salato – Andrea Segre
I sogni del lago salato di Andrea Segre perché è un’impresa impossibile: mettere a confronto due paesi così diversi e due epoche storiche distanti in un film personale che riesce a centrare l’obiettivo. 


Maurizio Porro, Corriere della Sera, Italy
Chant d’hiver – Otar Iosseliani
For the freshness and Buñuel-like wisdom with which Iosseliani puts forward his vision against contemporary cinema’s sense of time.


Mariarosa Mancuso, Il Foglio, Italy
Schneider vs. Bax – Alex van Warmerdam
La dimostrazione che si può girare un film intelligente senza mettere a dura prova la pazienza dello spettatore. Il contrario di certe operazioni studiate a tavolino per impressionare le giurie e i critici: furbe, ma pochissimo appassionanti sullo schermo.


Daniele Giacari, Cultweek, Italy
Tikkun – Avishai Sivan
Per il coraggio nel trattare una tematica così sensibile, per la scelta di girare in bianco e nero con una ottima fotografia e per la capacità di rendere simbolica e accurata ogni inquadratura.


Alessandro Stellino, filmidee, Italy
Bella e perduta – Pietro Marcello
Un film che eccelle in un concorso di alto livello. Un'opera dolente e commossa, intrisa di passione civile e amore per gli uomini, gli animali e la terra. E soprattutto un grido d'allarme per lo sfacelo di un Paese che sta depredando da sé la propria bellezza.

FRENCH PRESS

Lorenzo Codelli, Positif, France
L’Accademia delle Muse – José Luis Guerin
Un bellissimo affresco rinascimentale sul bello, la bellezza, la trasmissione della bellezza.


Nicholas Elliott, Cahiers du Cinéma, France
L’Accademia delle Muse – José Luis Guerin
Per aver cancellato la frontiera tra documentario e fiction con la seduzione delle idee e dei volti che le portano.


Aurélien Ferenczi, Télérama, France
Keeper – Guillaume Senez
A teenage couple facing the arrival of an unwanted child. Sound familiar? Maybe, but the young Franco-Belgian director gives the story a rare mix of truth and intensity, relying on his young stars, Kacey Mottet Klein and the heartbreaking Galatea Bellugi.

GERMAN PRESS

Herbert Spaich, Südwestrundfunk - SWR kulturFILM, Germany
Heimatland – Lisa Blatter, Gregor Frei, Jan Gassmann, Benny Jaberg, Carmen Jaquier, Michael Krummenacher, Jonas Meier, Tobias Nölle, Lionel Rupp, Mike Scheiwiller
Non è facile, nell’impegnativo programma di quest’anno, scegliere un preferito. Tra i molti titoli non bisogna per esempio dimenticare il grandioso pezzo collettivo di Heimatland! Il mio film preferito del Festival di quest’anno.


Peter Claus, Deutsche Presse Agentur, Germany
Der Staat gegen Fritz Bauer – Lars Kraume
Sharp criticism of society in a compelling story, current questions about ethics and morals and excellent acting. The film works as a thriller, historical drama and psychological study. Thrilling cinema at its best. 


Frédéric Jaeger, critic.de, Germany
Cosmos – Andrzej Zulawski
Nello spirito del teatro di boulevard, Zulawski cerca una grandiosa isterizzazione corporale e linguistica. Mette le figure a raccontarsi a vicenda una grottesca detective story per articolare in modo onomatopeico il loro desiderio reciproco.

AUSTRIAN PRESS

Alexandra Zawia, Wiener Zeitung, Austria
Bella e perduta – Pietro Marcello
A buffalo is dreaming aloud, speaking tenderly about a world without humans anymore, and all you want to do is agree: Pietro Marcello’s Bella e perduta, a hybrid docu-fictional reflection on dislocation is one the most decidedly accomplished works of this year’s edition


Matthias Greuling, celluloid Filmmagazin, Austria
James White – Josh Mond
Lo considero un lavoro maturo, meditato, perché il regista non fa veramente crescere il suo eroe durante il cancro mortale di sua madre, bensì ne mostra in modo molto più sottile la confusione, assai più realistica che uno stereotipato padroneggiare una tale situazione.

SPANISH AND PORTUGUESE PRESS

Francisco Ferreira, Expresso, Portugal
Jigeumeun matgo geuttaeneun teullida (Right Now, Wrong Then) – HONG Sang-soo
Between what one does and what one could have done there’s a gap with a thousand stories to tell, a thousand films to shoot - and some are just bigger than others. If déjà vu is nothing but a construction, Hong definitely knows how to use its powers.

Eulàlia Iglesias, Caimán – Cuadernos de Cine, Spain
Cosmos – Andrzej Zulawski
A tale full of mysteries where the main character, as usual in Andrzej Zulawski’s cinema, understands life, love and art as a feverish state. A charming and beautiful delirium packed with humor and echoes of Resnais and Oliveira

BRITISH PRESS

Allan Hunter, Screen International, UK
Cosmos – Andrzej Zulawski
After a fifteen year absence from filmmaking Andrzej Zulawski’s return is a real event and reveals him to be just as inventive and uncompromising as ever. There is a wild energy and intensity to Cosmos that is hard to resist. The emotions are teased and bruised by the mixture of absurdist comedy and unexpected poignancy.


Guy Lodge, Variety, UK
Chevalier – Athina Tsangari
Ci sono stati tanti film interessanti ed è difficile sceglierne uno, ma se devo farlo è Chevalier. 

RUSSIAN AND TURKISH PRESS

Stas Tyrkin, Komsomolskaya Pravda Daily, Russia
Entertainment – Rick Alverson
Many art house films, symbolically speaking, fart in their audience’s perplexed faces, but the movie ironically entitled Entertainment does that eschewing all symbolism and false pretence. And this uncompromising position I deeply respect.


Mehmet Basutçu, Cumhuriyet, Turkey
La Belle Saison – Catherine Corsini
È stato un Festival eclettico e molti film mi hanno colpito. Uno era La Belle Saison, che trasmetteva molto bene l’atmosfera dei primi anni Settanta in Francia, rivoluzionaria in senso pienamente costruttivo, con un femminismo che non era andare contro l’ordine costituito ma cercare rapporti più equi tra le persone.

NORTH AND SOUTH AMERICAN PRESS

Neil Young, The Hollywood Reporter, USA
L’Accademia delle Muse – José Luis Guerin
My favourite of the Festival is L’Accademia delle Muse, a deceptively simple picture which reveals increasing complexities as it unfolds. So many directors these days try to blur the lines between documentary and fiction, but hardly any do so with the wit, elegance and rigour displayed by Guerin in this playful but penetrating disquisition on desire, self-delusion and hypocrisy. And any film which features Sardinian shepherds performing their polyphonic drone immediately places itself some way ahead of the flock.


Rui Martins, Correio do Brasil, Brazil
Olmo & the Seagull – Petra Costa , Lea Glob
I’ve been seduced by directors’ feminine sensibility, they showed the changes caused in an actress by pregnancy.


Luciano Monteagudo, Página/12, Argentina
L’Accademia delle Muse – José Luis Guerin
Original, inventive, playful, the new film from the great catalunian filmmaker diffuses once more the frontiers between documentary and fiction and proves that is possible to make a motion picture with motion thinking.

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