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Heimatland – La Svizzera prima del diluvio

Heimatland – La Svizzera prima del diluvio

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Incominciamo col dire che Heimatland non è la classica operazione condotta dall’alto per cavalcare il “best of”, che di norma si traduce in insipidi film a episodi. Il film è un progetto molto ambizioso e promettente che si compatta attorno a un’idea semplice e dall’evidente sapore politico. Proseguiamo col dire che Heimatland è il frutto della collaborazione tra una generazione di registi e produttori – tutti molto giovani – che hanno voluto comporre un racconto a più voci con l’obiettivo di scuotere la Svizzera dallo stato di torpore in cui si trova. E questo è un bel segnale che va salutato e sostenuto.

Venendo al modo in cui il film articola il suo discorso, va detto che la distopia proposta ha dei tratti che non sarebbero dispiaciuti a Philip K. Dick. La grossa nube, che come una spada di Damocle si addensa sulla Svizzera e che impone alla società un ripensamento delle proprie convinzioni, è un’idea tanto improbabile quanto felice. Come se fosse l’incipit di uno scenario di fantascienza, il film raccorda diverse traiettorie tutte unite dal rapporto con la situazione di emergenza.

Il principio sta nell’effettuare il passaggio dalla visione di una società, confrontata con la necessità di fornire risposte al diluvio che sta per investire il paese, allo sguardo intimo nella psiche di ogni personaggio, a mostrare come questi sia influenzato dal cataclisma.

Realtà e sogni, incubi e azioni si mescolano senza soluzione di continuità. Molto più che un film socio-politico, Heimatland si offre come la radiografia di un paese, letto in quelle linee di fondo che investono gli individui e inducono radicali cambiamenti prima che sia troppo tardi.

Carlo Chatrian
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