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“L'Ombre des femmes” – Philippe Garrel

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Quest'anno ha avuto l'occasione di partecipare a un film speciale, L'Ombre des femmes di Philippe Garrel, che ha ottenuto un grande consenso a Cannes e anche nelle sale parigine. Come è nata la sua collaborazione con il regista?

L'ho incontrato grazie a suo figlio Louis. É stato lui a dirmi che il padre stava per realizzare un nuovo film e cercava un'attrice. Così mi ha contattata, mi ha subito dato la sceneggiatura da leggere e mi ha detto: “Non ho alcun dubbio sull'attrice, ma devo prima vederti attraverso la mia macchina fotografica”. Aveva già scelto Stanislas Merhar e ci ha fatto incontrare in un bar di Place Saint Sulpice per leggere insieme alcune pagine della sceneggiatura e scattare delle fotografie. Solo allora mi ha confermato la parte: è un regista che crede ancora nell'alchimia che si deve formare nella coppia.

Philippe Garrel è conosciuto per il suo lavoro meticoloso con gli attori. Che richieste le ha fatto quando avete iniziato a lavorare insieme?

Per prima cosa mi ha chiesto di essere libera nelle sei settimane prima che si girasse il film. Per lui è importante istaurare un rapporto forte con i propri attori. Viviamo in un'industria del cinema che spesso ci fa dimenticare il suo significato profondo, l'avventura umana che dovrebbe sottendere ogni film. Quando ci si trova con Philippe, è come se potessimo fermare questa furiosa e rapida macchina per ridonare tempo al tempo. È questo il grande insegnamento di Garrel, che si esplica nel suo metodo. Provare molto con gli attori, fare una sola ripresa con un unico punto macchina. É un rischio ma produce un cinema indimenticabile.

Ne L'Ombre des femmes ha avuto la possibilità di interpretare un ruolo complesso di una donna forte e luminosa. Come è stato il suo incontro con Manon?

Manon è una vera e propria eroina. È molto piacevole per un'attrice interpretare un ruolo del genere perchè poi le persone vi associano con i personaggi che avete ricoperto nella vostra carriera. Manon  è soprattutto una donna piena di luce, mi sono confrontata con Garrel proprio per trovare in me questa dimensione interiore e poi farla trasparire nei gesti, nell'inclinazione dello sguardo, nel tono delle parole. Trovo che sia commovente come un uomo di più di sessant'anni abbia voluto girare una storia d'amore e resistenza che provasse ad assumere un punto di vista femminile e trattasse con ironia quello maschile.

Tra i film del regista, questo è uno dei più aperti e positivi. La leggerezza che contraddistingue la sua interpretazione e quella di Stanislas Merhar era qualcosa di percepibile già sul set?

Mi ha molto colpito che il film sia andato molto bene nelle sale francesi e che il pubblico abbia saputo superare la barriera che pone un'opera in bianco e nero. Penso sia successo perchè emerge questa visione positiva. Quando abbiamo iniziato a girare, tutti mi parlavano di Garrel come di un uomo tormentato, e invece mi ha accolto sul set con il sorriso e questo suo stato d'animo ha subito pervaso anche noi attori.

Daniela Persico
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