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The Killer Elite, licenza di vendicarsi

The Killer Elite, licenza di vendicarsi

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© Courtesy of MGM/Park Circus

Sam ci ha sempre provato. A fare un western. Anche quando non era tra dune, cactus, pistole e diligenze. Perchè di quelle atmosfere e di quei contenuti il suo cinema è pieno: violenza, abuso di potere, la guerra interna (ed esterna) a ognuno di noi, l'omicidio come cartina di tornasole di una civiltà incivile. E quando hai, per raccontare tutto questo e molto altro ancora, una coppia come James Caan e Robert Duvall, hai davvero poco altro da chiedere.

Il bello di The Killer Elite, che quest'anno compie quarant'anni, è infilarsi dentro un'organizzazione segreta per cui lavorano Mike e George, specializzata in assassini politici. Danno la morte, sono delle divinità sporche che decidono del destino di pezzi di mondo e di esseri umani, ma hanno la forza di vivere un'amicizia inattaccabile, persino quando una pistola prova a dividerli. Letteralmente.

O forse il sangue, la sofferenza qualcosa hanno scavato tra loro.

Duvall è straordinario nell'impersonare il lato forte della coppia, un mercenario che non si fa problemi a chiudere i suoi conti, a qualsiasi costo. Caan sa mostrarti il dolore di una riabilitazione fisica che diventa anche emotiva, umana. Il Peck sa trovare, in un film di genere, tanti registri diversi: la spy-story più classica e lo humor nero e cinico che si innesta nel western, appunto, non solo nel senso profondo del film ma anche in quel duello grottesco sul molo di San Francisco.
Da sottolineare la splendida interpretazione dei comprimari Bo Hopkins e Burt Young, coppia di eccentrici assassini al servizio della vendetta di Caan, una strana coppia da Oscar.

Una lezione di cinema e di politica, con il tocco di Peckinpah che nelle scene d'azione esplode in tutta la sua libertà creativa e in cui trovi il maestro Monte Hellman come assistente di montaggio e tra gli attori Tom Clancy, scomparso due anni fa. Sì, proprio lo scrittore che di complottismi, spie e servizi segreti ha fatto la base del suo successo letterario planetario. 

Boris Sollazzo
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