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The Deer Hunter – Il destino in un colpo solo

The Deer Hunter – Il destino in un colpo solo

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© Collection Cinématheque suisse - Tous droits réservés

L’innocenza perduta che si scuce in un lungo canto tragico. E non è solo il Vietnam con il suo squarcio storico che tanto cinema americano ha tentato di raccontare ed elaborare, ma qualcosa che ha avuto la profondità di farsi gorgo universale, perché in fondo, prima di tutto, The Deer Hunter è un film sull’amicizia. Un intreccio di rapporti umani, strattonati a forza dentro quel devastante trauma collettivo che è l’esperienza di guerra. Una foresta, fisica e simbolica, che l’occhio di Michael Cimino attraversa – con le risonanze del prima e del poi – sfrondandola di qualsiasi appiglio eroico.

È la tragedia umana e visiva di un sopravvivere, evidente certo nella scena-cult delle roulette russe con cui i Viet Cong scommettono sulla vita dei prigionieri, ma che in realtà abbraccia una parabola molto più vasta, in cui gli indizi premonitori appartengono alla stessa famiglia psichica degli effetti postumi. Dalle gocce rosse malauguranti che imbrattano il matrimonio celebrato a inizio film, seguendo la tradizione degli immigrati russi in America, alle scene della caccia al cervo “da uccidere con un solo sparo” come vuole Mike (Robert De Niro) nell’ultima gita prima di partire al fronte. Il destino e la ferocia degli eventi è come fossero annodati fin da principio, perché nel grande romanzo dei rimandi la vita quotidiana in Pennsylvania e le angosciose immagini di guerra scorrono su una stessa cerniera fatale, senza una vera discontinuità.

Del resto, tutto il film si basa sull’eterno ritorno di “quel colpo solo” che continua a trasformare la vita dei tre amici, strappati da casa e mandati a combattere una battaglia lontana contro qualcosa di molto più grande di loro. Una sfida antieroica che sfugge alle motivazioni politiche del momento e alle caricature del nemico, perché qui il cinema col suo montaggio dilatato si fa capace di assorbire immagine dopo immagine le menomazioni di chi ne è stato invischiato. Una corrosione di quei vincoli d’umanità a cui solo i sentimenti residui d’amicizia sembrano opporre resistenza.

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