News from the Locarno Festival
 

Undici film sul calcio, schierati con il 4-3-3

Undici film sul calcio, schierati con il 4-3-3

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Il Locarno Festival è sempre stato calciofilo.

Sarà lo stadio non troppo lontano dalla Piazza Grande, sarà che davanti allo schermo più bello del mondo ci possono stare tanti spettatori quanti ne puoi trovare a una partita. E quest'anno non si smentisce: il malinconico e cupo O futebol e il romanzo adolescenziale di (tras)formazione Keeper, rispettivamente nel Concorso internazionale e Concorso Cineasti del presente, usano il football come lente e filtro e metafora della vita.

Perché questo è lo sport, questo è il pallone. Vita, fango, divertimento, tragedia, trionfo, sconfitta, ossessione, sfida, dolore, gioia.

E sappiamo cosa state pensando e avete ragione: come il cinema.

Proviamo a schierare 11 film sul calcio. Con un 4-3-3.

 

Boris Sollazzo

1.Fuga per la vittoria (1981) di John Huston

Da mettere in porta perché passerà alla storia, è vero, per aver messo sullo stesso campo Pelé, Deyna, Moore e Ardiles, capitanati da Michael Caine, e per lo schema illustrato da Edson Arantes do Nascimiento che si alza, va alla lavagna tattica e con il gesso mostra ai compagni come devono passargliela, perché poi lui dribblerà tutti. Ma la scena che ci graffia dentro è quella in cui spezzano il braccio al portiere, per far giocare Sylvester Stallone tra i pali. Il regista (dietro la macchina da presa, non a centrocampo) era John Huston. Momenti di gloria.

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2. Il maledetto United (2009) di Tom Hooper

Peter Morgan sa scrivere e raccontare uomini grandi e complessi. Lo fece con Nixon, poi cercò l'unico più difficile da capire, amare, raccontare. Trovò Brian Clough, l'uomo che portò due coppe dei Campioni nella povera Nottingham, moderno e scorbutico Robin Hood, l'unico vero Special One che vi sia mai stato. A Peter la sceneggiatura, a Tom Hooper la regia.

Clough era un maestro della difesa – ecco perchè ha il 2 nel nostro schieramento – e di tattica, Morgan (e un immenso Michael Sheen a interpretarlo) ne narra l'unico fallimento.

Non saprete quanto il calcio sia importante e crudele, se non vedrete questo film.

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3. L’uomo in più (2001) di Paolo Sorrentino

Il film d'esordio di Paolo Sorrentino, pensato con un occhio ad Agostino Di Bartolomei (a cui fu dedicato un bellissimo documentario, anni dopo: 11 metri). Se vi emozionate con Al Pacino in Ogni maledetta domenica, dovete godervi l'altro lato della medaglia, il monologo iniziale di questo lungometraggio, che dello spogliatoio vi fa sentire il sudore, la rabbia, la bestialità. Con un Andrea Renzi sfrontato che sbatte la porta ed entra al San Paolo. Film straordinario.

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4. Mean Machine (2001) di Barry Skolnick

Se i film sul calcio sono rari, ancora di più lo sono quelli che al pallone aggiungono il filone carcerario. Barry Skolnick ci riesce e lo fa con Vinnie Jones, ex calciatore del Wimbledon (di quella squadra mitica che vinse la FA Cup battendo il Liverpool forse più forte di sempre, in effetti con grinta da ergastolani), come protagonista. E' la storia di un ex capitano della nazionale inglese corrotto. Che qui prova a riscattarsi. Storia classica, stile meno. La rivincita degli sparring partner.

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5. Looking for Eric (2009) di Ken Loach

Ken Loach racconta come i tifosi possano essere l'ultima classe operaia che può andare in paradiso, l'unica abbastanza idealista da riconoscersi in una comunità e in valori condivisi e nobili. Eric Cantona qui è oggetto e soggetto della storia, la scena del furto con tutti mascherati come lui è geniale. E il suo racconto dell'assist che considera la sua miglior giocata in carriera, è il senso profondo del cinema e dello sport.

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6. Sognando Beckham (2002) di Gurinder Chadha

Conquistò Locarno, tanto da portarsi a casa il Prix du Public UBS, fece scatenare Piazza Grande. Parminder Nagra rese sexy e sbarazzino il gioco del pallone e ne sfruttò la retorica più elementare, quella che ha dato fama mondiale all'anime Holly e Benji. Lei è una piccola campionessa, in famiglia non la capiscono, ma la palla è sua amica e alla fine giocherà la finale tanto attesa. Come Hutton, varcherà l'oceano e facendolo incrocerà il suo idolo. Beckham, appunto. Gurinder Chadha scommette sulla nuova diva e vince alla grande. A sorpresa.

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7. Les Arbitres (2009) di Yves Hinant

Il titolo inglese è geniale e illuminante, Kill The Referee. Busacca, Webb, Rosetti, ma anche Platini che ancora protesta per il gol annullatogli nell'Intercontinentale. Li si spia in campo, nelle hall, negli spogliatoi, nella preparazione.

Qui a Locarno ad accompagnare il lavoro di Yves Hinant che ci mostra insicurezze, riti, coraggio di questi uomini che decidono da anni di ricoprire il ruolo più difficile e meno considerato, ci fu Collina. Il migliore, forse, di questi titani incompresi. 

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8. Best (2000) di Mary McGukian

«Pelé is good. Maradona is better. Georgie is Best.»

Basterebbe questo per dirvi cosa e chi è, nell'immaginario dei britannici, e non solo, George Best. Pallone d'oro nel 1968, praticamente il quinto dei Beatles per fascino e stile di vita, campione assoluto che in quei pochi anni in cui ha tenuto testa ai suoi vizi ha vinto tutto. E in questo film di Mary McGukian vediamo come ha stupito il mondo e come ha distrutto se stesso, in un biopic struggente, esaltante, deprimente. E divertente. Parliamo pur sempre di chi, dell'anno dopo il premio più importante per un calciatore, disse «nel 1969 decisi di dare un taglio ad alcol e donne. Sono stati i 20 minuti peggiori della mia vita».

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9. Il profeta del gol (1976) di Sandro Ciotti

Il grande radiocronista italiano Sandro Ciotti, noto per quella sua voce grattata, dedicò al grande Johan Cruyff forse uno dei più bei documentari della storia del cinema sportivo. Essenziale, capace di innestare in poche parole e tante immagini la potenza di quella squadra: calcistica, ma anche di costume. Il calcio totale dei tulipani e quel campione bello, con la faccia da schiaffi e ribelle, erano il simbolo di un mondo e di un'epoca, come forse solo Best prima di loro seppe incarnare con la sua. 

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Maradona by Kusturica (2008) di Emir Kusturica

Emir Kusturica e Diego Armando Maradona. Tra Cuba, Napoli, Sarajevo e Argentina. E' un miracolo unico, suggellato da una serenata in diretta di Manu Chao. Talento, filosofia, pensieri, fragilità, provocazioni, tenerezze private e battaglie tenaci del più grande campione che un campo da calcio abbia mai visto. Che si racconta a un regista straordinario, come lui (nel senso più ampio del termine, fuori da ogni conformismo). Film commovente, divertente, esagerato, spettacolare, dolce, pazzo, emozionante. Com’era D10S in campo (e al cinema: ci sono almeno un'altra dozzina di film su di lui).

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Febbre a 90 (1997) di David Evans

David Evans che racconta Nick Hornby alle prese con l'unica cosa che conta davvero per lui, l'Arsenal. Il film definitivo sul tifo. L'opera maestra su quella passione che ti consuma e ti rigenera in pochi giorni, su quell'amore che nessuno può capire e che ti unisce ad estranei. La divina commedia dell'ultrà, dell'abbonato compulsivo, del romanticismo di cuoio. Tifare è un'attività nobile, altruista, pura. Anche se vi dicono sempre il contrario. Colin Firth nel suo ruolo migliore.

 

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