News from the Locarno Festival
 

Un Juif pour l’exemple

Fuori concorso

Un Juif pour l’exemple

Share:

Montagne, un prato verde. È il 1942, ma mentre l’Europa è squassata dalla Seconda guerra mondiale tutto sembra perfetto nella neutrale Svizzera. Subito però la scena idilliaca che apre Un Juif pour l’exemple è spezzata da colpi di fucile: sono soldati; sparano per scacciare un gruppo di fuggiaschi che cerca di superare il confine elvetico. Un preludio che anticipa le cupe tematiche con cui il film, e prima di esso l’omonimo libro del romando Jacques Chessex, si confronta senza mai distogliere lo sguardo, sviscerando le tensioni e l’odio che si celavano in una Svizzera apparentemente quieta. Seguiamo così il crescendo di violenza nel villaggio di Payerne (in superficie terra di mucche e formaggi) quando il gruppo filonazista capitanato dal garagista Fernand Ischi decide, in occasione del compleanno del Führer, di compiere un gesto che faccia da “exemple” per tutta la comunità.

A offrirci un punto di vista da cui guardare alla vicenda è un doppio Jacques Chessex. Da una parte abbiamo lo scrittore ancora bambino che, senza capire bene cosa gli capita intorno, assiste all’insorgere di segnali sempre più preoccupanti verso l’amico di famiglia Arthur Bloch, mercante di bestiame ebreo (un bonario Bruno Ganz). Dall’altra il Chessex settantenne (André Wilms), che si trova confrontato con le conseguenze della pubblicazione di Un Juif pour l’exemple, tra le aspre critiche di stampa e payernesi a un’opera che rivanga orrori dimenticati e gli sberleffi dei carri di carnevale. Ma i due Jacques non sono nettamente separati: il regista Jacob Berger, più volte ospite a Locarno (il suo 1 Journée fu presentato in Piazza nel 2007), decide di fonderli, collocando talvolta il Chessex settantenne nelle scene ambientate nel 1942, con il duplice effetto di presentarlo sì come testimone dei fatti, ma anche di insinuare nello spettatore un dubbio. E se tutto ciò che vediamo non fosse, dopotutto, che (ri)creato dall’anziano scrittore? Altrettanto straniante è la scelta d’inserire automobili, edifici e oggetti moderni nelle scene ambientate nel passato; come a dire che non ci si deve limitare ad archiviare vicende come quelle narrate considerandole figlie del loro tempo. Esse sono parte di noi, del nostro presente, e possono accadere – accadono – anche ora.

Sara Groisman
Nützliche Links

Follow us