News from the Locarno Festival
 

Moka

Piazza Grande

L’atmosfera di un noir che è costretta a coabitare con una ricerca quasi tutta alla luce del sole. Ma non è solo su questo confine che si sviluppa Moka, il nuovo film di Frédéric Mermoud, visto che tante altre sono le frontiere da attraversare. Da quelle geografiche del lago Lemano che divide la Svizzera dalla Francia a quelle psicologiche della sua protagonista in cui l’ elaborazione di un lutto sembra coabitare in precario equilibrio con un desiderio di vendetta. Un gioco chiaroscurale che nel film trova incarnazione soprattutto nel viso e nel corpo di Emmanuelle Devos, là dove il dolore febbrile convive nelle sue espressioni esteriori con una malinconia disincantata. È lei, l’ attrice feticcio del regista vallesano, a far da perno a un viaggio emotivo che la porterà a trovare il proprio contraltare, soprattutto nella seconda parte del film, in un’ altra interprete francese del calibro di Nathalie Baye. 
Dei quattro talenti svizzeri riuniti sotto il tetto comune di Band à part Films (Bron, Baier, Meier, Mermoud) e tutti legati da rapporti profondi al Festival del film Locarno, Frédéric Mermoud si conferma l’ autore che più degli altri punta il suo sguardo sul cinema di genere per lavorarlo dall’ interno. Lo fa sfruttando la duttilità di quegli orizzonti narrativi che gli permettono di inserire nei suoi film marchi autoriali così come di invertire alcune coordinate di riferimento. Perché se già nel suo polar precedente, Complices, passato nel Concorso internazionale del 2009, l’ evento di partenza “bruciava” volontariamente la suspense attraverso il ritrovamento di un cadavere finale, adesso in Moka tutto parte a trauma già consumato e da lì s’innesca la miccia di una tensione che cresce lentamente, non tanto per incalzare gli eventi, quanto più che per puntellare lo scandaglio psicologico dei protagonisti. Pochi ed elementari sono infatti gli indizi messi manmano per strada: la ricerca di una persona, una macchina accidentata, una pistola e qualche eco hitchcockiana. Tutte boe, però, lasciate galleggiare sulla piattaforma di un disagio che alla fine contagia tutti. Tra perdite, sensi di colpa e urgenze di chi cerca di ritrovare una “giusta” pace. E cioè in mezzo a tutti quei baratri che si aprono forzando le gabbie del racconto di genere.

Lorenzo Buccella
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