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Intervista a Matt Damon

Piazza Grande – Jason Bourne

Matt Damon in Jason Bourne

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L’arco di Jason Bourne si sviluppa lungo quattro film e circa quindici anni. Come si è evoluto questo personaggio nel tempo? E come è cambiato Matt Damon nei suoi panni?

Jason si è notevolmente trasformato, quando lo incontriamo all’inizio del primo film non sa neppure il suo nome, né conosce la sua storia. Si evolve ovviamente nel percorso di scoperta attraverso i film. Io sono cambiato anche più di lui in questi anni. È strano per me parlarne perché sono volati: quando penso alla mia vita è successo così tanto. Ero un single ventinovenne quando ho iniziato, adesso sono sposato con quattro bambini, la mia vita di tutti i giorni è totalmente differente. È più diversa da quella di Jason Bourne di quando ho cominciato, la trovo una cosa buona.

 

In cosa rivede se stesso quando impersona Jason Bourne?

Sento di essere profondamente connesso al personaggio: lo ammiro perché credo sia una brava persona in fondo al cuore, è una figura con cui ci si può relazionare. È questo che Doug Liman mi disse anni fa: non riesco a connettermi con James Bond, voglio un personaggio per i nostri tempi, una spia che riconosciamo come uno di noi.

 

Come i film precedenti, anche Jason Bourne è immerso nelle contraddizioni del nostro presente, come ad esempio quella tra privacy e sicurezza. Volete mandare un messaggio preciso al pubblico?

No, non vogliamo rispondere alle domande, semplicemente cerchiamo di renderle attuali. Questo è un problema fondamentale di oggi ed è anche l’argomento principale del film. Ci sarà sempre questa frizione tra gli apparati di Intelligence e le nostre libertà civili, si cercherà sempre qualche scappatoia. Dalla parte della privacy si cercherà invece sempre di difendersi da questo, è veramente pericoloso dare a qualcuno troppo potere. Penso sia davvero la questione fondamentale dei nostri tempi.

 

In cosa Paul Greengrass è diverso dagli altri grandi registi con cui ha lavorato?

Ho fatto quattro film con lui; venendo dal documentario cattura la realtà, è incredibile nel capire come il mondo si presenta. Dirige con il solo fine di catturarlo, di renderlo reale. È invece accomunato agli altri registi dall’essere aperto alla collaborazione. La verità è che i maestri con cui ho lavorato ascoltano tutti e non danno indicazioni se non alla fine; sono interessati a ogni opinione, a ogni idea. Poi decidono qual è la migliore, scelgono quella che emerge sulle altre. 

Adriano Ercolani
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