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Cessez–le–feu

Piazza Grande

Cessez–le–feu

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Prima che l'associazione americana di psichiatria riconoscesse ufficialmente nel 1980 la diagnosi di DPTS (Disturbo post-traumatico da stress), i traumi dovuti alla guerra erano mal gestiti e i sintomi talvolta interpretati, purtroppo, come frutto di codardia o di “mancanza di carattere”. Durante la Prima guerra mondiale la percentuale di soldati traumatizzati era tale che l'esercito non poteva più permettersi cure mediche; per un caso fortuito, quindi, nacque un approccio più psicologico al problema, poi sviluppato successivamente.

Nel film Cessez-le-feu di Emmanuel Courcol un’anziana madre scopre le turbolenze e gli echi dolorosi della guerra confrontandosi con i diversi destini dei suoi tre figli, partiti insieme per le trincee. Uno di loro non torna più, nonostante gli sforzi per proteggerlo del fratello Georges (Romain Duris), mentre il terzo, Marcel (Grégory Gadebois), subisce una forma di shock che lo lascia muto. Georges affronta il trauma allontanandosi il più possibile, verso i territori dell’Alto Volta in Africa occidentale, dove conduce una vita completamente diversa. Ma quando un tragico incidente lo convince a tornare a casa, si commuove per lo stato del fratello e – affascinato dalla donna che gli ha insegnato la lingua dei segni (Céline Salette) – si impegna a cercare di tirare Marcel fuori dal suo guscio.

Gadebois è incredibilmente toccante nei panni di un uomo il cui fisico imponente nasconde una grande fragilità e che conquista una piccola demoiselle di buon cuore (Julie-Marie Parmentier). E Duris, la cui versatilità non ha bisogno di ulteriori prove, trova qui un palcoscenico ideale per mostrare le sue capacità. Dotato di un grande senso dei tempi comici (a cui qui fa meno ricorso, per ovvie ragioni) e capace di gestire con abilità e ritmo il suo corpo, si adatta al tono del film ed è in grado di dare profondità al personaggio di Georges… senza perdere la consueta piacevolezza e esortando lo spettatore ad accompagnarlo, che sia nella stanza accanto o addirittura dall'altra parte del mondo.

 

Aurélie Godet
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