News from the Locarno Festival
 

Ascent

Signs of Life

Ascent

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Giocando sulla sovrimpressione di due immagini abitate dalle nuvole, Ascent si apre con un’atmosfera di sogno che il film si porterà appresso come un’eredità preziosa. Già, perché la sfida di fare un film di sole istantanee dedicate al monte più celebrato al mondo non è da poco. A bilanciare le fotografie, un abbozzo di racconto: l’ascesa al Monte Fuji.

Fiona Tan si avvale di un doppio narratore, una “lei” occidentale (la regista stessa), che ha il compito di dettare i temi, e un “lui” giapponese, che le affida i ricordi della salita. Il gioco tra le sonorità delle voci ha ascendenti illustri che la regista onestamente svela. Ma Hiroshima mon amour è solo uno dei tantissimi tasselli che compongono questo mosaico affascinante, capace di mutare aspetto con la velocità di un clic. Sullo sfondo, dalla cima del monte imbiancato sfilano le immagini di altri “Bergfilm”, finanche il mostro Godzilla. In realtà niente sfila e tutto resta, anche solo per qualche frazione di secondo.

È proprio il viaggio nel tempo la cosa più affascinante di questo progetto: il frammento catturato per sempre dalla fotografia fa i conti con una narrazione che il montaggio rende fluida. Le immagini scattano una sull’altra come fotogrammi ritornati al loro status di immagini fisse. E vedendo il film scorrere si ha quasi l’illusione di poter posare lo sguardo su ognuno di essi. 

 

Carlo Chatrian
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