News from the Locarno Festival
 

Intervista a Carla Juri

Piazza Grande – Paula

Foto di Alessio Pizzicannella

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Dopo esser stata a Locarno nel 2013 con il provocatorio Feuchtgebiete, ora torni al Festival con un biopic in cui vesti i panni di una figura complessa come la pittrice espressionista Paula Modersohn-Becker.

In realtà, tutti i personaggi sono complessi. Come gli esseri umani, ogni figura è un universo a sé. Per il personaggio di Paula, cambiando epoca e contesto, ho dovuto fare una ricerca storica e documentarmi per capire quali erano le aspettative sociali di una donna borghese, vissuta più di un secolo fa. Per capire lo spirito dei tempi non solo a livello sociale, ma anche per quel che riguarda le tendenze e gli influssi artistici e letterari.
Per avvicinarmi alla sue motivazioni, ho letto le tante lettere che Paula scrisse ai genitori, al marito, alle sorelle e agli amici più cari, parole che rispecchiano l'evoluzione intima dei suoi stati d'animo. Qualcosa che si percepisce anche fuori, nelle sue opere d’arte che cambiano nel tempo.


Del resto, il film non racconta solo la storia di un’artista, ma più in generale di una donna che lotta per realizzare i propri sogni in ogni campo, sfidando i tabù di un’intera società…

A quell’epoca, una donna non aveva il diritto ad un'educazione vera e propria, men che meno universitaria, figurarsi in ambito artistico. Le lezioni di pittura erano viste come un hobby o un passatempo per intrattenere la donna borghese. Solo l'uomo rappresentava “l'artista”, la “mente”, la “cultura”. Al massimo, la donna poteva ambire a diventare maestra, un ruolo accettato perché legato a un’idea di maternità. E così una vita indipendente non era solo mal vista ma anche quasi impossibile: solo il matrimonio poteva garantire una sopravvivenza sociale e economica. Tutte costrizioni a cui Paula non voleva dar retta. È stata una donna non convenzionale, senza compromessi.
 

Al punto da rischiare di non essere accettata e capita, sia sul piano umano che su quello pittorico.

Sul piano pittorico i suoi quadri non venivano capiti, ma soprattutto non venivano presi sul serio. La rivalutazione arriverà molti anni dopo la sua morte. A proposito del rapporto col marito, anche lui pittore, anche se ancorato artisticamente a posizioni più tradizionali e conservatrici, diceva che gli anni vissuti con lui sono stati «i più belli e più brutti della sua vita». Lei è stata vittima dei suoi tempi, ma anche lui, in fondo, lo è stato. Ha ammirato il suo essere diversa, la sua arte, ma purtroppo allo stesso tempo, intimidito, l’ha respinta e ha costretto Paula a rimanere vergine per cinque anni di matrimonio. 
 

E se con Paula ti seguiamo in un viaggio nel passato, noi siamo già pronti anche per il futuro: l’anno prossimo ti ritroveremo nel nuovo Blade Runner 2

Siamo in piena lavorazione, per cui posso dire poco. Però, certo, una delle cose più sorprendenti sta nel fatto che, nonostante siano passati tanti anni, è rimasta una relazione di forte continuità con chi aveva fatto il primo nel 1982. Gli sceneggiatori, per dire, sono restati gli stessi di allora, mentre Ridley Scott c’è ancora, anche se nelle vesti di coproduttore e non più di regista. È come qualcosa che rimane un po’ in famiglia ed è una cosa piuttosto rara per un franchise così grande. Del resto, anche il libro "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" di Philip K. Dick su cui si è basato il primo film di Blade Runner è un romanzo che continua a rimanere nel tempo. Riflette con humour nero su un futuro segnato dalla tecnologia che in fondo non è poi così distante dai nostri giorni.

 

Lorenzo Buccella
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