News from the Locarno Festival
 

Comboio de Sal e Açucar

Piazza Grande

Comboio de Sal e Açucar

Share:

Un orologio che non segna più l’ora. La cinepresa scopre en plongée la banchina di una stazione sperduta. Un nutrito gruppo di persone, soprattutto donne e bambini, vi sosta silenzioso e in attesa. Alcuni operai, guardati a vista da un ingente reparto militare, lavorano a fortificare un treno in partenza. Comboio de Sal e Açucar, il nuovo film di Licínio Azevedo, tratto dal suo romanzo omonimo, inizia come un western di Sergio Leone. Ma siamo nell’epico West americano? No. Mozambico, 1988. Il Paese è stremato da una guerra civile lunga dieci anni. Manca tutto ormai, anche le materie prime. Alcuni convogli tentano un disperato passaggio nel vicino Malawi per scambiare sale con zucchero. È il modo in cui le donne mozambicane cercano coraggiosamente di sostenere le proprie famiglie. Sì, è un western, ma un western africano. Siamo su un treno di amore e guerra in viaggio verso l’inferno o il paradiso, dove le donne si devono difendere dalla rabbia dei soldati, anche se alcune se ne innamorano e danno alla luce i loro bambini sotto i paesaggi mozzafiato dell’Africa lontana. La strada da percorrere è lunga e pericolosa, oltre settecento chilometri che odorano di sangue e di morte, interrotti dai continui sabotaggi: assalti di milizie irregolari agli ordini dei signori della guerra, attacchi suicidi di truppe senza volto. Potrebbe essere un film di John Carpenter: ghosts of Mozambique. Ma l’intelligenza e la bravura di Azevedo sta nel non esacerbare i toni, nel non trasformare l’impresa spettacolare in un inutile grand guignol. I picchi di violenza, le morti più dolorose, i duelli stessi è come se anelassero una via d’uscita nel fuori campo, trattenuti non perché anti-spettacolari, ma per raccontare la malinconica dignità di un popolo defraudato dei propri sogni, delle proprie speranze.

 

Lorenzo Esposito
Nützliche Links

More info

Jobs
Contacts

Follow us