News from the Locarno Festival
 

Freiheit

Concorso internazionale

Freiheit

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La Torre di Babele dipinta da Brueghel il Vecchio e filmata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, davanti alla quale si sofferma nell'incipit la protagonista, rappresenta insieme quell'idealismo e catastrofe che segnano il percorso di Nora per l'intera opera seconda di Jan Speckenbach. I suoi primi gesti sono togliersi le cuffie dell'audioguida e uscire dal gruppo in visita al museo, minuscoli passi di un per lei inedito percorso controcorrente inaugurato dalla scelta più scandalosa, dall'infrazione del tabù materno: l'abbandono dei figli. L'inversione a U nella sua vita le fa imboccare una direzione opposta sia a quella indicata dalle convenzioni sociali che padroneggiava, che rispetto al flusso migratorio lungo la rotta balcanica, pervadendo questa vicenda privata senza tempo di un respiro politico e attuale: Berlino, Vienna, Bratislava, poi ancora più a Est o Sud, senza documenti, vendendo gioielli di famiglia, cercando lavoro e accoglienza, infilando le sue poche cose in sacchi di plastica per attraversare clandestinamente un fiume, o forse il mare. Sono l'orizzonte di questa nuova Babele migrante sul quale si staglia, insieme all'interpretazione fisica ed enigmatica di Johanna Wokalek, a rendere memorabile un personaggio in fuga anche dalle convenzioni con cui il cinema tedesco ha spesso recentemente ritratto protagoniste femminili prigioniere dei loro ruoli, che qui trova piuttosto le sue radici in una ben più profonda "anima tedesca" tra Mahler e Dietrich, e che significativamente, come Toni Erdmann di Maren Ade e più recentemente Western di Valeska Grisebach, cerca un futuro e nuove narrazioni non nel cuore occidentale dell'Europa, ma volgendosi a Est.

Sergio Fant
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