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Vinterbrødre (Winter Brothers)

Concorso internazionale

Vinterbrødre (Winter Brothers)

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Non c'è un singolo frame sprecato o anodino nel debutto di Hlynur Pálmason, e se è sorprendente trovare tanta consapevolezza figurativa in un'opera prima, segnata da epifanie formali di rara potenza, lo è meno se si pensa che Vinterbrødre è la tappa di un percorso artistico che attraversa fotografia, pittura, land art e installazione, costantemente nutrendosi della forza degli elementi naturali. Ma il bianco del film non è solo quello della neve che ricopre uno scenario insieme naturale e devastato, e quel nero totale non è solo il buio assordante del cuore di una montagna (a proposito, imperdibile il double bill minerario con Good Luck di Ben Russell), perché come fosse la superficie di una sua opera Pálmason usa nel film anche minerali e agenti chimici quasi fossero personaggi, lo dissemina di forme e tracce, lo popola di oggetti e gesti iconici. Al bianco che dilaga su corpi e paesaggi, al nero che invade il film, si aggiungono altri cromatismi ancor più estremi, e certe sequenze si vorrebbe sfocarle come la proiezione digitale non permette più, per esplodere tanto la grana fotochimica della pellicola quando quella analogica di quei misteriosi nastri VHS, per dissolvere tutto nella pura forza espressiva di ritmo e colore. Perché così probabilmente appare il mondo al protagonista Emil, che dietro all'espressione enigmatica di uno straordinario Elliott Crosset Hove conosce solo pulsioni immediate, estreme e opposte. Il suo mondo è in una nuova guerra fredda, i nemici sono ovunque e guarda caso a guidarli c'è Lars Mikkelsen, ineffabile volto del presidente russo Viktor Petrov di House of Cards. Non c'è pace, bisogna imbracciare il fucile, prepararsi all'assalto.

Sergio Fant
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