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Swatch First Feature Award: Sashishi deda

Concorso Cineasti del presente

Swatch First Feature Award: Sashishi deda

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Nella maggior parte dei casi ci vuole tempo (e più di un film) perché un cineasta riesca a trovare una forma estetica in grado di raccontare attraverso le immagini lo stato mentale ed emotivo dei personaggi. Con il suo film d’esordio Sashishi deda (Scary Mother) la regista georgiana Ana Urushadze dimostra invece di possedere una lucidità di racconto e una padronanza di sguardo già sorprendentemente mature. La sua protagonista Manana – casalinga cinquantenne la cui passione per la scrittura diventa pian piano una vera e propria ossessione, capace di consumare lei e le relazioni familiari su cui ha costruito la sua vita – è una figura femminile inserita in un contesto cinematografico che ne rivela fin dalle prime immagini il senso di oppressione. La messa in scena ostentatamente simmetrica e il lavoro sulle dominanti cromatiche (soprattutto il rosso fuoco di un paio di scene) trasformano il realismo di base del film in un racconto denso di metafore visive sotterranee ma pulsanti. Lo status quo in cui vive la protagonista è opprimente nella sua quotidiana banalità, e la Urushadze riesce a mostrarlo al pubblico senza adoperare sottolineature eccessive o momenti inutilmente drammatici. Sashishi deda è un lungometraggio soltanto apparentemente trattenuto, che si schiude in una scena di confronto finale di sferzante e dolorosa ironia. La sua forza primaria è nello sguardo stesso della Urushadze, che osserva forse da lontano ma non con distacco, tutt’altro. Con la macchina da presa partecipa invece allo straniamento esistenziale che la sua Manana vive sulla propria pelle. E lo restituisce al pubblico in tutta la sua desolazione.

Adriano Ercolani
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