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L’appartamentino spagnolo

Histoire(s) du cinéma

L’appartamentino spagnolo

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È un testa a testa serrato, tra due film di registi esordienti, quello che va in scena al momento della premiazione durante il Festival di Locarno del 1958. A spuntarla, per il gradino più alto del podio, sarà Le Beau Serge, non soltanto opera prima di Claude Chabrol ma anche opera che farà da capostipite riconosciuto per la Nouvelle Vague francese. Chi invece si dovrà accontentare del premio della critica sarà la pellicola d’esordio di un altro grande autore, destinato a marchiare il cinema europeo con un’inconfondibile cifra stilistica, grottesca e corrosiva, spesso venata dal più nero degli umorismi. E non a caso, in questo El pisito c’è già molto di quel Marco Ferreri che poi abbiamo conosciuto negli anni successivi. Una commedia paradossale che sbeffeggia le idee di famiglia e matrimonio, avvitandole in una mostruosità quotidiana che converte il cinismo diffuso in comicità. Grazie anche alla collaborazione con lo sceneggiatore Rafael Azcona, questo inizio spagnolo di carriera ci mette a stretto contatto con le peripezie di Rodolfo, un uomo spronato dalla fidanzata a sposare un’anziana signora in fin di vita, sperando di ereditarne il piccolo appartamento. Tra disincanto, crudeltà e lotta fra sessi, il film non molla nemmeno per un secondo la presa dalla sua ambientazione degradata, correndo a ritmo accelerato grazie ai lampi acuminati dei dialoghi. E in mezzo, ci sono tutte quelle storture sociali e quei vuoti morali su cui il primo Ferreri non potrà che collaudare quel morso cattivo che lo contraddistinguerà anche nei suoi lavori successivi.

Lorenzo Buccella
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