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La palestra della vendetta

Goliath – Concorso internazionale

La palestra della vendetta

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C’è una violenza nascosta che si annida nella fragilità. Una violenza che si può risvegliare nel momento improvviso in cui ci si ritrova nella condizione della vittima e da lì in poi innescare una spirale che intacca ogni legame umano. Anche quello di una coppia giovane, come nel caso di Goliath, che si ritrova nel crinale di passaggio verso un futuro più maturo. Abita con i toni del dramma proprio questo territorio di mezzo, tra giovinezza ed età delle responsabilità, il film di Dominik Locher. Come nel suo film d’esordio, Tempo Girl, il regista argoviese mantiene uno sguardo generazionale, qui raffreddato da una parabola che incontra presto il suo punto di rottura e finisce per scivolare su un lungo piano inclinato, innervosendo i protagonisti e le inquadrature che ci trasportano nella loro quotidianità. A far da miccia, infatti, è l’aggressione immotivata che David (Sven Schelker) subisce su un treno assieme alla sua fidanzata Jessy (Jasna Fritzi Bauer), da poco consapevole di essere incinta. La paura e l’impotenza provate aprono una crisi d’identità che mentre restringe le immagini in ambienti sempre più chiusi cerca continuamente la rabbia di uno sfogo o di una vendetta. Qualcosa che s’incide direttamente sui corpi dei due protagonisti in piena trasformazione. Lei, con il percorso della gravidanza, lui trasformandosi in un body builder dopato da un ricorso massiccio agli steroidi. Traiettorie fisiche che con le loro ricadute psicologiche si trovano a combattere contro un presente bloccato e sempre più invadente, proprio perché incapace di trovare l’uscita verso il futuro.

Lorenzo Buccella
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