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Echegui: "Sposo un progetto solo se ne ho paura"

Membro della giuria - Pardi di domani

Echegui: "Sposo un progetto solo se ne ho paura"

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"Parliamo, di ogni film, tantissimo. Abbiamo una presidentessa fantastica, Sabine Azéma, che ci ha subito detto: 'Facciamo questo lavoro seriamente e con rispetto'. Discutiamo a lungo di ogni film. È faticoso ma è un privilegio. E io prendo tantissimi appunti, imparo dagli artisti che giudichiamo”. Sorride e illumina tutto Verónica Echegui, camaleontica interprete di commedie e drammi, di film di genere e d’autore, una delle ultime muse di Bigas Luna e poche settimane fa sul set per una serie tv di Danny Boyle, capace di duettare come pochi altri con Toni Servillo. Ma anche coraggiosa protagonista per giovani registi, progetti indipendenti, esordi ambiziosi. Come quelli dei Pardi di domani, nella cui giuria, appunto, c’è anche l’attrice spagnola.

Verónica, ci racconta il suo esordio?

A 9 anni ho capito che avrei fatto l’attrice: soffrivo per cose che inventavo, immaginavo, raccontavo. Le mettevo in scena, magari imitando le telenovelas che vedeva mia madre, come Esmeralda o Topazio. Ma è con Yo soy la Juani di Bigas Luna, con la libertà e bellezza che ho respirato su quel set, che ho capito che sarebbe stato la mia vita. Bigas scelse dei giovani che volevano volare. E volammo. Mi manca, da tre anni mi ricordo ogni giorno di lui: mi ha lasciato un segno, dentro, mi ha girato la vita, la testa, era un vecchio bambino visionario.

Cambia sempre genere, tono, ruoli. Perché?

Perché ho bisogno dell’adrenalina, ho bisogno del rischio, sposo un progetto solo se ne ho paura. Solo quando provo quel sentimento capisco che quel film, quello spettacolo, mi darà qualcosa.

Come lavora sul set?

Gioco, innanzitutto. E imparo. Quando c’è un grande attore, io lo guardo, cerco d’imparare, ma so che devi creare un’intesa speciale, come con una persona con cui balli. Ricordo che con Toni Servillo in Lasciati andare decisi di essere il mio personaggio 24 ore su 24, per prenderlo in giro e godermi le sue reazioni. Ci siamo annusati, ci siamo piaciuti ed è nata un’amicizia. Per me è importante che chi lavori con me stia bene ed è essenziale divertirmi. Nella serie tv Trust con Donald Sutherland sta succedendo lo stesso: è un set pieno di maestri, ma alla fine l’importante è… to play. Devi essere serio – io sono molto autocritica – ma non prendersi troppo sul serio.

Ha parlato della sua ansia di raccontare: sta pensando alla regia?

Sì, non perché abbia l’ambizione di diventare una grande cineasta, ma perché a casa ho decine di blocchi d’appunti pieni di idee; viviamo in questo mondo in cui raccontiamo mondi, vite e a volte senti la frustrazione di non farlo come vorresti. Avevo un progetto surrealista, 15 personaggi in un deserto, che doveva fare proprio Bigas, ma credo che comincerò con qualcosa di più autobiografico che sto finendo ora. Sarebbe bello portarlo qui, ai Pardi di domani.

Cosa consiglierebbe a chi concorre ai Pardi di domani?

"Be like water", come diceva Bruce Lee. Scorri come l’acqua, senza aspettative, cercando la naturalezza e la gioia del tuo lavoro. Pensa a quello che hai, fai quello che puoi, non pensare a quello che vuoi. Conta il percorso, non dove arrivi.

Quali attrici rappresentano il suo modello?

Gena Rowlands: mi stupisce sempre, voglio sempre sapere tutto dei suoi personaggi. E Jeanne Moreau e Marlene Dietrich.

E con chi le piacerebbe lavorare?
Con autori dalla visione forte: Luc Besson, Gaspar Noé, Julio Medem, Carlos Reygadas, Ken Loach. Per me la regia è dare un punto di vista personale, diverso, forte. La realtà non esiste, tutto è soggettivo. Amo quelli che mi mettono nella loro testa.

Boris Sollazzo
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