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Chamila Rodríguez: La telenovela riscoperta

Concorso internazionale – La telenovela errante

Chamila Rodríguez: La telenovela riscoperta

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La telenovela errante è cruciale perché il suo spirito è ancorato all’inizio della transizione verso la democrazia, ovvero al momento in cui il neoliberalismo instaurato dalla dittatura in Cile inizia il suo rodaggio, la sua erranza democratica transnazionale, la serie tv del corpo cileno nei labirinti della globalizzazione. La telenovela errante è un’opera chiave della saga ruiziana sulla storia di quel che lui stesso denominò lo “stilema” del linguaggio popolare cileno, ovvero della possibilità della “resistenza” di un corpo e una lingua alla volatilizzazione neoliberale. A 27 anni dalle riprese di quest’opera in diretta relazione con un’epoca che marca l’inizio della trasformazione dell’anima del nostro paese, ci è sembrato urgente terminare il montaggio e la postproduzione, ricostruendo il suo valore visionario con l’unico obiettivo di offrire l’opera compiuta e presentare il film mondialmente per le nuove generazioni come un salvataggio unico.

Nel 2015, durante un ciclo di cinema chiamato: Making Of: Trabajar con Raúl Ruiz, si è avvicinato a noi un ammiratore di Raúl e ci ha raccontato che aveva un making off, registrato in video HI 8 durante le riprese de La telenovela errante nel 1990.

Poi mi ha contattata la fotografa Leonora Calderón Hoffmann per dirmi che aveva 300 negativi di foto delle riprese de La telenovela errante e che voleva consegnarmeli per i progetti a cui stavamo lavorando su Raúl.

Con Valeria abbiamo visto alcune sequenze del making off e le fotografie. Valeria si è interessata, perché in un qualche modo era un film importante di Raúl, disperso e incompiuto. Mi ha proposto che cercassimo e trovassimo tutti i pezzi per montare il film. Mi è sembrato una grande sfida, perché era come rimettere insieme le ossa di uno scheletro, in un modo che ricordava la storia di La recta provincia, film di Raúl a cui ho amato lavorare come attrice e parte dell’équipe creativa.

Il 2016 è stato un anno di ricerca senza tregua. Abbiamo trovato i negativi di 16mm, la copia di lavoro che Raúl aveva lasciato alla Duke, la sceneggiatura battuta a macchina da scrivere in un armadio nel dipartimento Ruiz-Sarmiento di Parigi, annotazioni, fogli. Abbiamo deciso di fare domanda per il Fondo de Fomento Audiovisual del Consejo Nacional de la Cultura y las Artes cileno. E ci è stato aggiudicato.

Valeria è andata a Santiago da Parigi e ci siamo installate nello studio della casa di calle Huelén, la stessa centrale di operazioni o sala macchine, come la chiamava Raúl, dove lui aveva scritto il suo primo film e molti altri. In questo spazio intimo, nel suo studio biblioteca, ci siamo chiuse per mesi, a dargli la forma finale. Un film che Ruiz ha filmato nel 1990, lo ha terminato Sarmiento, cineasta e sua vedova, quest’anno, 2017.

È strano quel che stiamo vivendo con La telenovela errante… per il tempo, per i sogni, per la morte, che si trovano nel film e nella vita stessa. Mi sono sorpresa a parlare a Raúl, commentando ciò che pensavamo di fare con il suo film, interrogandolo su alcuni temi che per me sono ancora oggi un mistero. Sento che Raúl a volte mi risponde in modo simbolico, spirituale, e questo mi da la forza per continuare a perseverare. Raúl è stato e continua a essere un maestro artistico, un amico; con lui ho imparato molto e sempre lo ringrazierò. Questo film mi avvicina a lui e al suo modo di sperimentare con il cinema.

Quando è arrivato nel 1990, Raúl è rimasto molto impressionato di ciò che si respirava, viveva e parlava a quell’epoca nel Cile post-dittatura. Si sentiva come uno straniero nella sua stessa terra. Tutto veniva banalizzato, ogni tema importante era posto su un piano superficiale. La realtà cilena non esisteva, meglio, era come un complesso di telenovelas nelle quali i problemi politici e economici si dissolvono in una gelatina finzionale. Lo stesso accade oggi, però su scala maggiore, come abitanti di un patibolo quotidiano senza dolore. Per questo sento che è un film visionario.

“Il Cile è maledetto!” Così mi ha detto Raúl quando provavamo la sua opera teatrale Amledi, el tonto. Non lo dimenticherò mai. Credo che Raúl oggi continua forse a pensare lo stesso dall’aldilà.

 

Chamila Rodríguez, attrice e direttrice di produzione de La Telenovela Errante.

 

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