News from the Locarno Festival
 

The Big Sick

Piazza Grande

The Big Sick

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The Big Sick arriva a Locarno preceduto da una trionfale accoglienza al Sundance Film Festival e da un box office negli Stati Uniti sorprendente, tanto da farne una delle hit dell’estate. Il film aggiorna la lezione della romantic comedy al XXI secolo di Obama, di una Chicago più cool di NYC, di un’America che rivendica con orgoglio la sua multiculturalità e che vuole mettersi alle spalle l’11 settembre tanto da potersi permettere battute sui terroristi e un stand-up man che gioca sul suo essere pakistano.
Centro e motore del racconto è Kumail Nanjiani, che ha preso spunto dalla sua storia personale e dall’incontro con l’attuale compagna Emily V. Gordon. Prodotto da Judd Apatow, The Big Sick incomincia con i ritmi della commedia indie focalizzandosi sul giovane Kumail, autista per Uber di giorno e aspirante comico in un bar la notte. Non siamo nei territori del politically uncorrect di Amy Schumer, né della risata sguaiata dei Farrelly: la spinta alla comicità è sempre bilanciata da un tono delicato quando non romantico. Se il ritratto della famiglia di Kumail è gustoso, l’incontro con Emily sposta il binario della narrazione verso la love story che, come tradizione vuole, fa i conti con vari inciampi da una parte e dall’altra. Il fatto di esser basato sulla vera storia dell’attore fa compiere al film un twist tanto rapido quanto inatteso, introducendo un elemento drammatico che una commedia tradizionale non avrebbe mai ipotizzato. Qui entra in scena la seconda coppia del film, perfettamente americana e ben assortita. È composta da Holly Hunter e Ray Romano, splendidi nel ruolo dei genitori di Emily. Sono loro a dare uno spessore diverso al racconto e anche a rilanciare il tema del film che consiste nell’accettare il diverso, sia esso il debole, il malato, lo straniero. Una risposta diretta alla politica di Trump?

Carlo Chatrian
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