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Il paradosso della famiglia

Fuori Concorso - La Sainte Famille

Il paradosso della famiglia

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«La famiglia è il fondamento della nevrosi». Ogni tanto emerge un’ironia, raffinata e quasi inattesa, nel secondo film da regista dell’apprezzato attore Louis-Do de Lencquesaing. Il titolo ne è un esempio: La Sainte Famille, nonostante i protagonisti di santo abbiano ben poco, essendo in realtà un laico coacervo di maschere e segreti pronti a venire a galla nel momento meno opportuno, dopo essere rimasti nascosti per decenni. Ma il paradosso più grande è quello su cui si poggia il film stesso: il racconto di un accademico di successo, Jean, dalle idee piuttosto reazionarie su diritti e procreazione assistita, accusato di essere terrorizzato dai progressi scientifici, che viene nominato Ministro della Famiglia. Il tutto, proprio mentre la sua, di antico lignaggio (una di quelle in cui madre e figlio si danno del lei), comincia a cadere a pezzi. L’impeccabile apparenza, costruita generazione dopo generazione, diventa un ricordo, mentre il neoministro protagonista di questa commedia umana si aggira malinconico, eppure sempre curioso, in interni borghesi e su pavimenti di legno scricchiolanti. Un Ministero particolare, che rappresenta uno Stato che entra nelle case dei propri abitanti, dettandone i comportamenti. Proprio Jean dovrebbe farlo, accademico così distratto dalle sue teorie da non rendersi conto di molte verità della sua famiglia facilmente intuibili.

La famiglia, si diceva, mistero insondabile sempre più fluido e articolato, le cui tante contraddizioni de Lencquesaing ripropone, non senza tenerezza e malinconia, come in un romanzo ottocentesco. Inutili troppe analisi, la soluzione è salire in giostra, con ironia, accettando chi ci sta vicino per quello che è.

Mauro Donzelli
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