News from the Locarno Festival
 

Black Coffy

Piazza Grande - Crazy Midnight

Black Coffy

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© Park Circus/MGM Studios

Le prime scintille che poi fanno luce anche a distanza di anni. Ne sa qualcosa proprio Quentin Tarantino, perché nel suo pantheon di attrici feticcio c’è sempre un posto per lei, vista l’irruenza sexy con cui ha spaccato la scena fin dal suo primo ingresso. Chiamala come vuoi, la Venere nera, la pantera di Harlem, ma è sempre lei, Pam Grier, la stessa che 25 anni dopo Tarantino rimetterà sul tapis roulant principale di un film iconico come Jackie Brown (1997).

Potere di un immaginario popolare messo sottosopra da quella grande stagione anni ’70 della Blaxploitation che a Locarno torna a rivivere nel quadro della grande Retrospettiva Black Light.

Anche perché quel filone del cinema nero aveva ribaltato gli spartiti del genere nel genere, catapultando al centro della scena attrici afroamericane forti e coraggiose, senza che questo limitasse o intaccasse la loro prorompente femminilità. E tra i film a segnare l’avvio di quella stagione c’è proprio Coffy (1973), che porta la firma in calce di Jack Hill, il regista che stando al Tarantino-pensiero resta l’Howard Hawks del genere.

E cioè, il classico che fa da matrice per quel pulp-poliziottesco a basso costo, diretto al pubblico nero d’America, là dove emancipazione femminile e sfrontatezza sexy scorrazzano nella stessa direzione, incuneandosi tra traffici malavitosi di droga, prostitute, papponi, pestaggi e fucili da caccia imbracciati da voglie di vendetta. Come quella di Coffy, l’infermiera vendicativa che trova nella fisicità-bomba di Pam Grier un tutt’uno con la sua missione. È l’amazzone che si fa tigre infuriata quando scende e s’infiltra nei più luridi bassifondi, fino a promettere quel «domani piscerò sulla tua tomba» che, scontornato dalla potente colonna sonora di Roy Ayers, fa da quintessenza a un genere abbracciato a tutti i suoi spigoli socio-politici.

Lorenzo Buccella
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