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Quando partire non vuol dire andare

Quando partire non vuol dire andare

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Il punto in comune tra il grande sogno di viaggiare per il mondo e la realtà quotidiana sta tutto nella stazza d’occasione di un camper bianco. La più grande discrepanza sta invece nell’obbligo di rimanere bloccati sul posto perché mancano i soldi per partire.

Si posteggia su questo disequilibrio iniziale il viaggio da fermi di Mobile Home, commedia belga che porta in calce la firma di François Pirot, al debutto nel lungometraggio. A vivere il surplace di quest’avventura, una coppia di amici sul crinale dei trent’anni che vuole scacciar via l’irrequietezza disillusa in cui si è incagliato il tran tran della loro esistenza.

Riproiettarsi lungo il bivio delle grandi scelte, voglia di prendere il destino nelle proprie mani e lanciarlo là dove lo spingevano i lontani sogni adolescenziali: tra una battuta e una sbracata, la scintilla scocca, nel corso di una serata, in cui lo stralunato Simon (Arthur Dupont), rientrato nel paesello natale dopo aver lasciato in un colpo lavoro e fidanzata, si ritrova con l’amico d’infanzia Julien (Guillaume Gouix), per anni rimasto in campagna ad accudire il padre malato.

Il combustibile delle chiacchiere e la fantasia torna a schizzare on the road, solo che stavolta l’acquisto all’indomani di un camper sembrerebbe traghettare tutto nella realtà. E invece, genitori, inghippi e guasti incurvano una buffa parabola di eventi che li fa sì trasferire nel camper, ma senza la possibilità di mollare l’ancora da tutti quei non-luoghi che fanno da habitat naturale al film.

Eterna prima tappa di un viaggio rimasto fermo in un posteggio, ma capace di dar vita a una convivenza, fatta di lavori stagionali e nuovi incontri, tanto che solo da quei finestrini i due amici troveranno, ognuno a suo modo, il paesaggio di una propria consapevolezza.  

Lorenzo Buccella

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