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Vivere alla grande – L’umanità gratta e vinci

“Vivere alla grande” – Fabio Leli

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Slot machine, gratta e vinci, scommesse e varie lotterie: a volte, per riuscire a mostrare il referto clinico di un’intera società, basta prendere il bisturi di un documentario d’inchiesta e proseguire in un taglio che scava in profondità, chiamando in causa, tessuto dopo tessuto, la vita dell’intero organismo. Proprio quello che fa il giovane regista pugliese Fabio Leli puntando la sua telecamera in tutti quegli arcipelaghi del gioco d’azzardo che in Italia si sono propagati proprio nella stagione della massima crisi. Questa volta, infatti, l’inchiesta di Vivere alla grande non si concentra solo sul dolore delle testimonianze di chi si è fatto inghiottire dal gorgo della dipendenza patologica, ma ha allargato il compasso alle gravi responsabilità di quella politica che ha incentivato i giochi con la scusa – qui ben documentata – di fare cassa per aiutare i terremotati dell’Aquila.

Se a questo però aggiungi il potenziale criminogeno collegato al settore, le lobby affaristiche, la pubblicità ingannevole e l’omertà dei media, il ritratto che ne vien fuori è quello di un disfacimento progressivo della società italiana. Un viaggio a microfono aperto, raccolto dall’urgenza di chi, guardando il fenomeno da varie posizioni, assiste a quell’inganno della speranza che è la rincorsa ossessiva della fortuna. Anche perché è una trappola matematica di rassegnazione quella su cui si costruisce la droga del gioco: un’umanità gratta e vinci a cui concedere di tanto in tanto il sollievo di una misera vincita purché si continui fino all’immancabile perdita.

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