News from the Locarno Festival
 

Medavoy Now

Medavoy Now

Share:

Medavoy Now

Share:

Medavoy Now

Share:

Medavoy Now

Share:

Previous Next

Giusto per buttar lì qualche flash di memoria attraverso una serie di scene-madri: dalla battaglia acre e cruenta della Sottile Linea Rossa (The Thin Red Line) alla frastornante cavalcata di elicotteri di Apocalypse Now passando per l’urlo “Adriana!” di Sylvester Stallone dopo la vittoria-riscatto sul ring del primo Rocky e la chiacchierata alla cassa del cinema di Woody Allen e Diane Keaton in Io e Annie (Annie Hall). O ancora: Grande Capo, l’indiano che soffoca per pietà il lobotomizzato Jack Nicholson e butta un lavabo di marmo per rompere la finestra dell’istituto psichiatrico e poi fuggire (Qualcuno volò sul nido del cuculo, One Flew Over the Cuckoo’s Nest), la battuta finale “ho un amico per cena” con cui Hannibal-Hopkins si congeda dal Silenzio degli innocenti (The Silence of the Lambs) su su fino alle ultime piume horror che trasformano mani, schiena e gambe della ballerina Natalie Portman in Black Swan.

Ebbene, tutta questa portentosa strisciata cinematografica ha un nome in comune, Mike Medavoy, e finalmente, con il Premio Raimondo Rezzonico riservato ai migliori produttori mondiali, questo nome lo potranno conoscere tutti. Si tratta ovviamente di una ricompensa più che meritata, visto che è difficile trovare qualcuno che, pur rimanendo rintanato nelle stanze dei bottoni più nascoste del cinema americano, abbia incentivato il meglio della filmografia USA degli ultimi quaranta anni.

O per dirla in modo ancor più schietto: è al suo intuito e alla sua perseveranza di produttore coraggioso, da irregolare con i piedi saldi a Hollywood, che si deve quella flotta di pellicole che sono entrare nelle nostra vita, mettendo fissa dimora nel nostro immaginario collettivo. In tutto sono quasi trecento pellicole e i nomi dei registi interpellati sembra già la declinazione di un vero e proprio pantheon autoriale: Steven Spielberg, John Milius, Francis Ford Coppola, Terrence Malick, Milos Forman, Oliver Stone, George Lucas. Ma non solo, perché dentro questo vasto scrigno produttivo, si può leggere in filigrana la storia del cinema dagli anni Settanta nelle sue curve più imprevedibili.

A partire proprio dall’effervescenza creativa di quella stagione di spaccature che passa sotto il nome di Nuova Hollywood e che il visionario Mike Medavoy ha fiancheggiato e promosso fina dalle sue prime battute professionali. Lui che, nato 70 anni fa a Shangai da una famiglia ebrea russa, non ancora laureato all’UCLA aveva già iniziato a muovere i suoi primi timidi passi nell’industria cinematografica.

È  il 1964 quando varca i portoni della Universal a Los Angeles e s’insedia ai gradini bassi dell’ufficio spedizioni. Piano dopo piano, la scalata. Prima, direttore di casting, poi agente di quel parco-talenti che i frementi anni Settanta portano alla luce. Arrivano Spielberg, Hellman e De Palma. Lì, si consolidano quelle idee di cinema di qualità che aprono una nuova grammatica filmica rispetto alla tradizione classica hollywoodiana, senza per questo rinunciare a cercare e trovare quelle forze di penetrazione nel grande pubblico giovanile che proprio in quel periodo voleva vedere nel grande schermo nuovi specchi rappresentativi di realtà.

Determinazione, gusto per l’avventura e la scoperta non passano certo inosservati: nel giro di pochi anni Mike Medavoy non vince solo le sue scommesse più ardite, ma diventa anche vicepresidente della United Artists, carica che mantiene fino al 1978, quando allarga gli orizzonti della Orion per poi passare ai vertici della Tri-Star Pictures. E infine, l’ultimo grande salto, con la fondazione della Phoenix Pictures che lo rende a tutti gli effetti uno dei più stimati fuoriclasse nell’ambito della produzione.

Una parabola da american dream, la sua, che è rimasta incollata a una propria idea di cinema, anche nei momenti meno felici, quando i venti degli Anni Novanta sembravano soffiare in altre direzioni, raggomitolando il mainstream hollywoodiano verso film a formula, sequel di grandi successi e pellicole adolescenziali. Una fedeltà di principio che è tornato a ricompensarlo nel decennio successivo (Black Swan  di Darren Aronofsky e Shutter Island di Scorsese ne sono una testimonianza), anche perché sono veramente così rare le persone nel mondo cinema che sono riusciti a realizzare un sogno inseguito da tutti e spesso ritenuto utopico: trovare ogni volta, progetto dopo progetto, quel segreto alchemico che sa unire successi artistici e successi commerciali. Chapeau, Mister Medavoy.

Lorenzo Buccella
Liens utiles

Follow us