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Gianni Morandi, Ilmar Raag, Riina Sildos, François Pirot, Arthur Dupont

Gianni Morandi, Ilmar Raag, Riina Sildos, François Pirot, Arthur Dupont

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Une estonienne à Paris – Concorso internazionale

Ilmar Raag (regista)
«Quando studiavo a Parigi all’inizio degli anni Novanta ho sentito parlare di una donna estone che aveva tentato d’uccidersi più volte. Stavano cercando qualcuno che se ne occupasse, e mia madre ha accettato. Anni dopo mi sono veramente reso conto di quanto la permanenza a Parigi l’abbia cambiata: alla partenza era una cinquantenne che credeva d’essere alla fine della vita, ma stando in Francia ha trovato il coraggio di vivere e si è risposata. Non mi ha detto tutto del suo periodo a Parigi, ma alcuni dei suoi racconti si trovano nel film: per esempio l’episodio delle scarpe, che in Estonia vanno tolte prima d’entrare in casa mentre in Francia no.»

«Lavorare con Jeanne Moreau non è stato semplice: era come se Dio avesse accettato di farmi da cameriera per qualche giorno. La cosa più importante è che non si è limitata a recitare, ma ha partecipato attivamente all’elaborazione del film. Sosteneva di riscrivere la sceneggiatura ogni sera; e tutte le mattine mi chiamava e suggeriva dei cambiamenti, argomentandoli molto puntualmente. Si vedeva che pensava davvero al film: rifletteva sul suo ruolo in relazione agli altri personaggi. È stata una collaborazione impegnativa perché non potevo mai rilassarmi: Jeanne Moreau non mi lasciava mai prendere le cose alla leggera.»
«Laine Mägi, l’interprete di Anne, non sapeva che Jeanne Moreau è considerata una leggenda vivente. Il primo giorno di riprese, quando Jeanne le si è avvicinata e le ha detto “Tu as bien joué, petite”, Lina ha risposto: “Anche tu.”»

Riina Sildos (produttrice)
«Quando Ilmar Raag mi ha raccontato di sua madre che si è sposata a 56 anni mi sono chiesta com’era successo: a quell’età in Estonia si è considerati alla fine della vita. Per me quindi era una donna simbolo: appartenente alla generazione che ha vissuto il regime, è riuscita a farsi una nuova vita.»

«È una storia che osserva le due culture con occhi sia estoni che francesi. Quando ho invitato a casa mia Miléna Poylo e Gilles Sacuto, i produttori francesi, abbiamo rivissuto delle situazioni narrate nel film, come la questione delle scarpe.»

Miléna Poylo (produttrice)
«Laine Mägi, l’interprete di una delle protagoniste, prima di girare il film non capiva una parola di francese. È venuta in Francia due anni per impararlo, e una volta sul set era in grado di parlare correntemente. Ci ha detto che grazie a questa esperienza si sente nata due volte: la prima in Estonia e la seconda a Parigi. E quando si trova nell’una ha nostalgia dell’altra.»

 

Mobile Home – Concorso internazionale

François Pirot (regista)
«Volevo trattare il tema di giovani che, sulla soglia della vita attiva, se ne ritraggono. Ho scelto di farlo attraverso due personaggi: Simon (Arthur Dupont), un borghese agiato le cui angosce sono piuttosto dei capricci, e Julien (Guillaume Gouix), di famiglia meno benestante e con problemi più profondi. Mi sembra che la tendenza ad allungare l’adolescenza sia sintomatica della mia generazione: ora le cose stanno cambiando, e i problemi attuali non concedono forse più la possibilità di concedersi lunghi periodi per riflettere su come mettere a punto la propria vita.»

«Non avevo degli attori precisi in testa e quindi ho fatto un casting classico; cercavo due interpreti né troppo giovani né troppo vecchi che avessero una particolare alchimia. Ho scelto  Arthur Dupont e Guillaume Gouix, e solo in seguito ho scoperto che sono amici nella vita; è stata una fortuna, perché ho potuto approfittare della complicità che li lega. Questa era essenziale perché tutto il film è incentrato sui personaggi: sono loro ad evolvere, dettando la direzione della storia.»

«L’elaborazione dei dialoghi si è svolta in tre tappe: dapprima ho scritto la sceneggiatura, molto precisa; poi abbiamo fatto delle prove e gli interpreti hanno imparato le battute a memoria; infine ho chiesto loro di dimenticarle almeno in parte, lasciando un margine d’improvvisazione. Spesso gli attori non riescono a recitare bene perché hanno difficoltà a dire la sceneggiatura.»

 

Arthur Dupont (attore)
«François Pirotè della stessa generazione di me e Guillaume Gouix, l’interprete di Julien, e la vicinanza d’età ci ha aiutati molto a capirci: i dialoghi non erano scritti in modo letterario ma erano molto vicini alla vita quotidiana – un linguaggio spontaneo, familiare al pubblico.»

«Il film è stato definito un “road-movie immobile”. Ma anche se i due protagonisti non partono mai, il viaggio che intraprendono è reale: nelle loro teste se ne sono andati.»

Sara Groisman
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