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50 anni senza Marilyn

50 anni senza Marilyn

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A 50 anni dalla sua scomparsa, la sua icona è più viva che mai. Tra le immagini di Marilyn consegnate alla storia c’è Kay di River of No Return.

Fin dalla sua apparizione, un saloon, una voce e il movimento di macchina che finisce per svelare la sua seducente silhouette. Si racconta che sul set i rapporti tra attrice e regista non siano stati semplici, tuttavia – ci ricorda Miguel Marías, uno degli studiosi convenuti a Locarno per la retrospettiva – Preminger le ha concesso alcune tra le scene più belle.

“Per Marilyn era difficile confrontarsi con inquadrature molto più lunghe del solito e con un personaggio che metteva in evidenza la sua fragilità. Anche per questo, River of No Return è un film che amo particolarmente, qui lo stile di Preminger si esprime con grande chiarezza. Durante gli anni Quaranta nonostante diverse belle riuscite, è come se avesse sperimentato soluzioni che trovano la loro compiutezza nei fi lm successivi. In questo percorso, la presenza di set naturali e del cinemascope offrono una nuova libertà espressiva.”

River of No Return è un western atipico che riduce al minimo gli elementi e l’azione: un uomo, suo figlio, una donna e dall’altra parte il fiume.

“Il film però ha un soggetto tipicamente premingeriano. Ogni personaggio è al contempo vittima e colpevole. Ciò che lo caratterizza è il rapporto tra la serenità di Mitchum e l’instabilità di Marylin, forse non una grande attrice ma capace di consegnare alla macchina la sua vulnerabilità.

Per una volta lo stile molto calcolato di Preminger è sceso a fare i conti con una materia inattesa in un film, alla fine, molto personale. Insieme a Gli spostati e a Gli uomini preferiscono le bionde la migliore interpretazione di Marilyn.”

Carlo Chatrian
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