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Odoul, onnisciente e ovunque

Odoul, onnisciente e ovunque

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Damien Odoul, franco tiratore del cinema francese, continua ad assecondare la vena poetica evidente fin dai suoi primi superbi cortometraggi firmati in gioventù. La Richesse du loup assume come postulato la morte di un cineasta che lascia alla compagna una scatola contenente centinaia d’ore di filmati girati durante gli ultimi nove anni della sua vita e un quaderno con appunti e poesie.

Immagini di corpi umani e di natura, con uno stupefacente bestiario di insetti e mammiferi. Il lupo del titolo si riferisce alla solitudine dell’artista e a alla sua ontologica asocialità. La sua paradossale ricchezza – lui mira a un distacco puro, zen - è costituita dai suoi ricordi, dalle sue esperienze, dalle sue vite precedenti.

I ricordi dolorosi, le esperienze represse dalla memoria tornano in superficie, in particolare la storia di un padre designato come “genitore” e i fantasmi della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra in Algeria, un’insieme di violenza, vergogna, cose non dette che eventi come questi inevitabilmente si portano dietro.

L’idea guida del film risiede nel confidare la propria vita ad un altro e di chiedergli di fare su essa un’operazione di ricerca, identificazione ed interpretazione.

La Richesse du loup è anche un film progettato contro una certa idea di diario filmato, in cui il cineasta si confida alla macchina da presa e non nasconde nulla della sua intimità e dei suoi pensieri, dentro a una sorta di psico-show esibizionista.

Odoul si immagina piuttosto come un grande organizzatore onnisciente, superautore di una messa in scena della sua stessa fine. Odoul se n’è andato, ma è ancora ovunque. 

Olivier Père
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