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Favole&fallimenti in versione punk

Favole&fallimenti in versione punk

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Sono una miriade i film di giovani registi che decidono di puntare l’attenzione sui fallimenti dei loro simili, dei loro omologhi, ovvero dell’uomo bianco occidentale, immaturo e asociale, lacerato dalle sue contraddizioni, nevrosi e angosce.

Benvenuti a Grand Rapids, Michigan, città di Joel Potrykus. Ecco a voi Trevor Newandyke (un geniale Joshua Burge), svogliato, sociopatico, comico mancato e piromane. I suoi sforzi per strappare al pubblico un sorriso con i suoi monologhi comici nei locali della città gli regalano un flop dietro l’altro.

I suoi testi aspirano a essere divertenti ma emanano una visione talmente disperata e sarcastica dell’esistenza, esprimono un umorismo talmente «punk» da non riuscire a raccogliere consensi da nessuno. Quando non è impegnato a inventare battute patetiche davanti allo specchio del bagno, si diverte ad appiccare il fuoco ai bidoni della spazzatura o a lanciare a suon di rock bottiglie Molotov contro le case dei vicini.

La sua vita è un concentrato di casini, incontri e discussioni assurde, umiliazioni pubbliche, vagabondaggi solitari e lunghi momenti di prostrazione tra le pareti della sua camera. Un giorno un uomo travestito da diavolo gli propone un patto.

Commedia da incubo, favola nichilista, Ape ha tutte le qualità per diventare il film stendardo di una generazione no future, ma anche il manifesto del nuovo cinema americano migliore, autenticamente ribelle e innovatore, e l’esempio da seguire per tutti gli artisti proletari che vogliono fare davvero del «cinema guerrilla».

Olivier Père
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