News from the Locarno Festival
 

Véréna Paravel, Sho Miyake, Jun Murakami, Hiroshi Matsui

Véréna Paravel, Sho Miyake, Jun Murakami, Hiroshi Matsui

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Leviathan (Concorso internazionale)

Véréna Paravel (director)

“We did not want to do a horror or sci-fi movie. We wanted to shoot a movie about commercial fishing, During the prepation – which lasted one year and a half – we met captains and fishermen hanging out in taverns and bars. We heard a lot of stories, and one day we found our story”.

“We faced different challenges. Lucian is a tall and tough person, but he felt really, really sick for days. At the beginning I was at ease, but then I suffered several physical problems, sometimes my body was not strong enough. We had to take morphine and drugs. But the most difficult thing is represented by loneliness inn high sea. Now I understand why the fishermen have the most dangerous job in the world, according to mortality rates. You become mad very easily”.

“We knew it would be very, very complicated to shoot and we lost three cameras due to huge waves or other accidents. Then we decided to attach a series of Go Pro cameras to the boat, to fishermen's body, to long sticks. Practically everywhere. The idea was to share the perspective of the catch. We added no effect in the film. I find it more poetic. Different”.

Playback – Concorso internazionale

Sho Miyake (regista)

«Per un giovane regista non c’è sempre la possibilità di girare con un grande budget; del resto nel mio caso la struttura indipendente del film era perfettamente consona al registro che avevo scelto. Il protagonista Jun Murakami è un attore che recita sia in opere ad alto budget che in produzioni più piccole. È stato lui a propormi di girare il film ed è stata una grande occasione lavorare con un attore noto.»

«Nel film volevo condurre una ricerca su come filmare un attore. Per me un’importante fonte d’ispirazione è stato Ozu: pensando a lui ho scelto di porre la telecamera di fronte all’interprete per inquadrarlo frontalmente. Questa modalità di ripresa sottopone gli attori a una forte pressione, ma quando lo spettatore si trova faccia a faccia col personaggio si stabilisce un legame forte.»

«Ho deciso di girare in bianco e nero non solo per il mio gusto personale di cinefilo, ma anche perché tentavo di filmare gli attori nel modo più bello possibile. Il mio intento nel film era trovare negli interpreti aspetti nuovi e svelare il loro fascino innato e nascosto. Il bianco e nero mi pareva inoltre particolarmente adatto a trattare il tema della morte. Avevo poi delle ragioni economiche: ci si mette molto più tempo a riprendere a colori. Infine in Giappone al giorno d’oggi si gira pochissimo con tali tonalità, e desideravo vedere Jun Murakami tramite questo filtro (ma se facessimo un altro film insieme probabilmente sarebbe a colori).»

Jun Murakami (attore)

«Faccio l’attore da vent’anni e mi sono incuriosito sulle produzioni indipendenti in Giappone; dopo un’intervista, il produttore Hiroshi Matsui mi ha mostrato un film precedente di Sho Miyake; l’ho visto e ho avuto voglia di lavorare con lui. In Giappone siamo in un’epoca dove la bravura non basta a trovare un lavoro; nel caso di Sho Miyake è stato il suo talento registico a colpirmi e convincermi a lavorare con lui.»

Hiroshi Matsui (produttore)

«Playback sarà distribuito in Giappone prossimamente con modalità analoghe a quelle di produzione: non ci appoggiamo a una società di distribuzione, ma ci organizziamo da soli per promuovere il film e trovare le sale. Oggi la situazione del cinema nipponico è molto difficile: diverse sale stanno chiudendo.»

Mattia Bertoldi, Sara Groisman
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