News from the Locarno Festival
 

Baltasar Kormákur, regista di 2 Guns

Baltasar Kormákur, regista di 2 Guns

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Sono molto contento di tornare a Locarno. La prima volta che sono venuto è stato nel 2000; allora mio figlio aveva un anno, mentre oggi è un teen-ager. Avevo presentato 101 Reykjavik, che non solo era il mio primo film, ma anche la prima proiezione internazionale di una mia opera; una cosa speciale se si pensa che di solito i film islandesi vengono visti da pochissime persone. Il Direttore artistico d’allora mi trovò tutto agitato dietro le quinte e mi disse: «Cattive notizie, non è venuto nessuno a vedere il tuo film»; invece sono arrivato sul palco e c’erano 4000 persone – in Islanda non se ne vedono mai tante tutte insieme… è stato come un concerto rock. Poi sono venuti i premi e le recensioni, e il film ha girato il mondo; è stato diffuso più di ogni altro film islandese. Il mio ricordo di Locarno quindi è solo positivo.

Il mio viaggio dal’Islanda a Hollywood è stato lungo e difficile; Hollywood è così lontana! Quando ero bambino era praticamente impossibile andarci, e se avessi detto a qualcuno che sognavo di lavorare a Hollywood mi avrebbe riso in faccia: pareva del tutto irrealizzabile, e già fare film in Islanda e mostrarli al di fuori del paese era estremamente difficile. Ma dopo 101 Reykjavik è arrivato il successo e Hollywood ha mostrato interesse per il mio lavoro; io però ho scelto d’aspettare e ho girato un altro film in patria, The Sea; era un’opera molto predittiva incentrata sull’industria ittica, che mirava a mostrare come, se insistiamo a comportarci come facciamo ora in questo ambito, i risultati possano essere terribili; in un qualche modo ho anticipato quel che sarebbe avvenuto con le banche…

In futuro continuerò a girare film in Islanda, vorrei crearvi un’industria cinematografica. Per contribuire a questo ho scelto, per esempio, di realizzare lì alcuni effetti speciali di 2 Guns.

Quel che m’interessava nella scelta delle locations di 2 Guns era la vicinanza alla frontiera. A 18 anni sono andato in Arizona a fare l’allevatore di cavalli e lì ho incontrato molti immigrati illegali; è quindi un tema che ho visto da vicino e ho voluto inserirlo nel film. Volevo dare uno spunto di riflessione agli spettatori.

Tutti i casi che ho raccontato nel film si sono verificati realmente: si sa che la Marina è stata coinvolta nel contrabbando di droga e la CIA in casi di corruzione; io non dico che questi enti sono corrotti ma che spesso non s’assumono la responsabilità di ciò che accade al loro interno; è un comportamento analogo a quello della Chiesa verso la pedofilia.

Sara Groisman
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