News from the Locarno Festival
 

I capolavori del giovane Werner

I capolavori del giovane Werner

Share:

La ricerca d’immagini mai viste che diventano immagini viste per la prima volta. Lo sforzo per cercare ogni volta una grammatica visiva, senza mai perdere la volontà di indagare la condizione dell’essere umano. In quella vetta cinematografica che è Kaspar Hauser – Jeder für sich und Gott gegen Alle sembra già comprimersi tutta la vertigine a cui ha sempre attinto lo sguardo di Werner Herzog, Pardo d’onore Swisscom di Locarno 66.

È il 1974 e dopo la consacrazione internazionale, garantitagli due anni prima da Aguirre, der Zorn Gottes, Herzog riprende il topos del “ragazzo selvaggio” e lo fa diventare struggente metafora per scandagliare l’estraneità e alterità che morde ai fianchi l’uomo moderno. E se il letto narrativo del film prende i suoi argini da una storia vera, il rinvenimento in una piazza di Norimberga nel 1828 d’un giovane sedicenne vissuto fino a quel momento segregato in un recesso del mondo, l’acqua visiva che lo riempie e lo movimenta diventa il vero sangue del film. La lenta scoperta del mondo e degli uomini da parte del protagonista (interpretato da Bruno S.) ha il suo correlativo oggettivo nell’insistenza sulle immagini non definite, trasfigurate dall’effetto flou e inserite in un brancolare ellittico.

Un orizzonte indistinto cui seguono, dopo il confronto con gli altri, inquadratura dopo inquadratura, scherno e accoglienza, sogni e angosce, a ritmare una sorta di passione laica per l'apprendimento della vita come linguaggio e comunicazione. Rigore visionario per il ritratto di un eroe che rinasce e muore, spinto da quella stessa curiosità che fa dell’ordinario qualcosa di spaventoso e dello spaventoso qualcosa di ordinario. Una pietra miliare.

Lorenzo Buccella
Liens utiles

Follow us